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SOLDI, SOLDI, SOLDI

da | 16 Mag 2026 | Cobas Scuola, Webpress

di Michele Gambirasi (da ilmanifesto.it) + red

La questione dei soldi dovuti dal MIM e non erogati è una questione irrisolta tanto da dover ricorrere a Decreti Ingiuntivi di Pagamento e/o al TAR. Non si può non ricordare le antiche cause individual/collettive promosse per ottenere l’Indennita di Vacanza Contrattuale (tutte vinte ma finite nel cestino del NON POSSUMUS finanziario), quelle per le assunzioni dopo i 3 anni di incarico continuativo (oggetto di ben 3 richiami della Corte di Giustizia Europea), quelle pendenti sulla Carta Docenti, quelle sul ritardato pagamento del TFS (già 2 pronuncie della Corte Costituzionale hanno ‘intimato’ il riallineamento con il TFR privato). E queste ricordate sono solo alcune inadempienze del MIM, dei vari Governi.
Che si riproponga il vulnus non può che farci piacere, ma quanti ritardi, quanta superficialità politico-sindacale sulla scuola, quanta impotenza scontiamo. Qui un articolo che richiama il tema/problema irrisolto.[GZ]

Il Tar del Piemonte ha inviato alla procura regionale della Corte dei conti del Lazio decine di sentenze contro il ministero dell’Istruzione (e merito) per valutare un possibile danno erariale. I provvedimenti, adottati a pioggia nelle ultime settimane dai giudici amministrativi, riguardano cause vinte dagli insegnanti negli ultimi anni nei tribunali del lavoro per vedersi corrisposte le indennità di ferie non godute, reiterazione abusiva dei contratti a termine, il mancato pagamento dei 500€ della Carta del docente.

TUTTE CAUSE VINTE, cui il Mim però o non ha dato seguito o ha impiegato un tempo spropositato per risarcire i lavoratori. Che quindi si sono rivolti in massa al Tar per avere un giudizio di ottemperanza, ovvero lo strumento con cui il tribunale amministrativo forza la pubblica amministrazione ad eseguire una sentenza nominando anche un commissario apposito. E i giudici, a furia di sentenziare, hanno stabilito che in viale Trastevere non è in corso una gigantesca distrazione di massa per cui gli uffici dimenticano di versare le somme dovute, ma un metodo pensato per non risarcire gli insegnanti. «L’accertata inerzia del ministero dell’Istruzione e del Merito nel dare esecuzione al giudicato civile in questione non costituisce un’ipotesi isolata, inserendosi in un più ampio contenzioso che ha acquisito i caratteri della serialità», hanno scritto i giudici in calce a decine di sentenze. Si tratta infatti di «plurime condanne», per lo più da alcune migliaia di euro, che sono rimaste però senza seguito. E a cui quindi hanno iniziato a sommarsi «interessi legali, oltre eventuali penalità di mora e spese di giudizio». Per questo i giudici si sono sentiti in dovere di segnalare la situazione alla Corte dei conti.

LA SOMMA complessiva del debito accumulato dal ministero di Valditara non è nota con esattezza, ma sono possibili delle stime. «Secondo i nostri calcoli, necessariamente approssimati, il totale stimato delle spese legali per questi contenziosi presso il giudice ordinario e poi presso il Tar, solo dall’ottobre 2022 all’ottobre 2025, potrebbe aver prodotto un ammontare di spesa a carico dell’erario di circa 1,53 miliardi di euro», ha detto ieri la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti denunciando il caso. Piccolotti aveva chiesto chiarimenti a Valditara già alcuni mesi fa, senza ottenere risposta, quando i ricorsi avevano iniziato ad accumularsi negli uffici. La mole di insegnanti è significativa: in un’interrogazione del novembre scorso Piccolotti aveva contato circa 110mila ricorsi per il diniego della carta docente in violazione del diritto Ue; 30mila cause per disparità retributiva tra docenti di ruolo e docenti a termine; altri 70mila chiedevano l’equiparazione economica e giuridica al personale stabile; infine in 110mila reclamavano il pagamento dei giorni di ferie non fruiti.

CALCOLATRICE alla mano ne è uscita la somma di un miliardo e mezzo che il ministero avrebbe accumulato come debito. Cifre che potrebbero anche aumentare: mercoledì scorso la Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia per l’abuso di contratti a tempo determinato per il personale Ata. Questo perché, secondo i giudici europei, nelle norme italiane non è previsto nessun limite per la durata dei contratti a termine né per i rinnovi consentiti. In un meccanismo che favorisce la permanenza dei lavoratori nella precarietà: l’accesso ai concorsi per l’immissione in ruolo (che i giudici hanno definito «sporadici e imprevedibili») è subordinato ad aver svolto almeno due anni di servizio. Tutta questa «flessibilità», secondo la corte Ue, non è giustificata in alcun modo. Dunque ai 300mila ricorsi attuali, di cui il ministero ritarda i pagamenti, se ne potrebbero sommare altri 60mila. «Che senso ha tutto questo? Valditara e la maggioranza stanno letteralmente buttando dalla finestra più di un miliardo in spese legali con l’unico obiettivo di tenere in piedi un sistema di reclutamento del personale della scuola fondato sulla precarietà e sulla violazione dei diritti dei lavoratori» ha attaccato ieri Piccolotti.

Pubblicato da: Cobas Veneto

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