E da questa pagina traiamo alcune informazioni sul progetto: «Difesa Servizi S.p.A., Società in house del Ministero della Difesa, intende procedere ad un’indagine esplorativa per l’acquisizione di “domande di partecipazione” (FASE I) inerenti alla partecipazione ad una successiva procedura competitiva (FASE II) finalizzata all’affidamento, mediante contratto attivo, della concessione in licenza, in regime di esclusiva, del Brand “Zona Militare Club” per la classe merceologica 38, nonché in regime non di esclusiva per la classe merceologica 35, ai fini della realizzazione, messa in esercizio, gestione, sviluppo editoriale, tecnologico e commerciale di una Piattaforma televisiva OTT dedicata al mondo della Difesa, identificata con il segno “ZMC+”. Difesa Servizi ha appena fissato al 4 giugno il termine per raccogliere le manifestazioni di interesse all’affidamento della licenza d’uso e di sfruttamento commerciale del brand “Zona Militare Club” per i servizi legati alle telecomunicazioni e per pubblicità e marketing “ai fini della realizzazione, messa in esercizio, gestione, sviluppo editoriale, tecnologico e commerciale di una Piattaforma televisiva dedicata al mondo della Difesa».
Siamo davanti a un progetto ideologico e commerciale che scaturisce dalla necessità di promuovere non solo la cosiddetta cultura della Difesa, ma anche di vendere nel mondo il brand della difesa, infatti la società in house viene incaricata di gestire questo progetto vigilando sullo stesso come una normale stazione appaltante. Un’operazione di business e di mera propaganda per dotare il Ministero della difesa di uno strumento propagandistico bello e buono e con soldi pubblici.
Siamo davanti ad un progetto ambizioso, cioè quello di dotarsi di un vero e proprio canale monotematico di promozione della cultura della difesa, una piattaforma alla quale accedere con estrema facilità per favorire la diffusione dei messaggi con una serie di contenuti che spazieranno da documentari a interviste, da film a iniziative di semplice propaganda, innumerevoli servizi, digitali e non, funzionali magari al
ripristino della leva, alla diffusione di culture favorevoli ad accrescere le spese militari, un canale che si avvarrà di abbonamenti, pubblicità, sponsorizzazioni
«nel rispetto dei valori, dell’immagine e delle esigenze istituzionali della Difesa».
Una propaganda bellica di cui non c’era assolutamente bisogno in un momento storico che vede aperti più fronti di guerra dal Mediterraneo all’Europa dell’est. E, soprattutto, una propaganda indirizzata alla normalizzazione della guerra, alla diffusione della cultura della difesa che viene effettuata con i soldi pubblici sottratti alla sanità e alla istruzione. Ricordiamoci di questo scempio quando una scuola chiuderà per mancata ristrutturazione, quando non basteranno sei mesi per una visita specialistica, quando saranno cancellati voli per il caro carburanti.
Basta con la propaganda di guerra!
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