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LIBERTA? di insegnamento

da | 15 Mar 2026 | Discussione, Materiali, Webpress

di Alvaro Berardinelli

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Quella libertà d’insegnamento che la Costituzione tutela solennemente all’articolo 33, e che Piero Calamandrei considerava strettamente collegata alla stessa democrazia. La Scuola, secondo lui e secondo gli altri padri e madri costituenti, deve esser libera e accessibile a tutti, onde realizzare il “miracolo” di trasformare in consapevoli cittadini quelli che altrimenti sarebbero sudditi. Perché l’ignoranza è inconsapevole sudditanza, il contrario della libertà.

Chi non condividesse questo principio, non avrebbe intenzioni sinceramente democratiche. La libertà d’insegnamento è lo strumento mediante il quale il docente fa nascere nel discente la capacità di giudizio critico, mettendo a confronto prospettive differenti e incoraggiando l’espressione del proprio parere da parte del discente stesso.

C’è libertà d’insegnamento, se il docente non è libero d’organizzar la didattica come crede, perché pressato da mille richieste “altre”, da mille pressioni miranti a ottener voti alti e promozioni facili, da cento intromissioni quotidiane nel proprio lavoro? Il percorso didattico è frammentato, interrotto, neutralizzato: nei licei, tra progetti, educazione civica, viaggi d’istruzione, uscite didattiche, conferenze, orientamenti, scuola-lavoro, occupazioni, assemblee studentesche, settimane bianche, ben poco tempo resta ai docenti per strutturare coerentemente l’insegnamento, e ai discenti per concentrarsi nell’apprendimento.

È il risultato di 30 anni di controriforme ai danni di una Scuola seria e realmente democratica (ossia mirata a rimuovere gli ostacoli che impediscono la liberazione da ignoranza e pregiudizi). Si è costruita, da destra e da sinistra, una democrazia scolastica finta, che scambia l’inclusione per promozione assicurata (ipocritamente definita “successo formativo”). Certa Destra, classista e neoliberista, non è interessata a diffondere la cultura alta tra tutti i cittadini finanziando una Scuola pubblica seria, efficace, funzionante; certa Sinistra, non avendo letto nemmeno Gramsci, crede che lo studio approfondito sia una tortura per le classi popolari; condannandole così (come certa Destra vuole) a un futuro di subalternità “per nascita”. Destra e Sinistra convergono insomma nella deformazione/devastazione della Scuola pubblica, istituita dalla Costituzione per elevare il livello culturale di tutti i cittadini.

Conseguenza tangibile: ignoranza generalizzata, maleducazione, indifferenza per l’Altro, pregiudizi dilaganti, incapacità di distinguere il vero dalla frode, il giusto dal disonesto, il bello dalla sozzura, i negazionismi d’ogni risma dal rigore scientifico della conoscenza oggettiva.

In un simile disegno c’è posto per il docente onesto, che voglia insegnare davvero? O solo per chi ubbidisce? Eppure la libertà d’insegnamento è scritta in Costituzione, nei Decreti Delegati del 1974, e persino nella posticcia “autonomia” scolastica del 1997 (di fatto eteronomia, che impose il Dirigente Scolastico al Collegio dei Docenti, contraddicendone la libertà deliberativa). Qui però sta la responsabilità dei docenti: l’aver rinunciato a far valere le Leggi, a difendere la libertà, a opporsi a progetti e amenità varie. Il luogo ove resistere è il Collegio Docenti: ricordiamocelo, prima che sia trasformato anche de iure in un parco buoi.

Non è mai tardi per difendere la propria professionalità e il futuro del Paese. Ben lo sanno i docenti degni di questo nome.

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Pubblicato da: Redazione

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