Inizio 5 Discussione 5 DOVE STA INDIRIZZANDO LA SCUOLA il ministro Valditara

DOVE STA INDIRIZZANDO LA SCUOLA il ministro Valditara

da | 19 Set 2026 | Discussione, News, Webpress

di Cattive Maestre (dinamopress.it)

L’insegnante pugnalata per aver bollato con 2 debiti uno studente (italiano doc) intervistata, magnanimamente, lo assolve dal tentato omicidio perchè in preda a un “profondo malessere psicologico”. Un eccesso di buonismo o un consapevole senso di colpa .. Chissà chi lo sa!!
Contestualmente la stessa docente – nell’intervista – ha anche sminuito il gesto del ragazzo (di origine congolese doc) dicendo che “rimane comunque favorevole alla remigrazione” e che “ha potuto salvarla solo perché aveva i documenti ed era legalmente presente sul territorio”. Ecco, ci mancava. Proprio una bella lezione. [GZ]

…. Nel loro insieme, questi interventi restituiscono un’immagine coerente della scuola come luogo di difesa identitaria piuttosto che di costruzione democratica. La narrazione dell’invasione e dello scontro di civiltà tra i banchi serve a occultare le cause strutturali e materiali del disagio scolastico. Derubricare tensioni sociali ed economiche a problemi di “Ramadan” o di “velo” permette allo Stato di deresponsabilizzarsi rispetto alle proprie mancanze, trasformando la marginalizzazione in una questione di incompatibilità religiosa e culturale.

Un progetto di scuola razzista e nazionalista

Ma il vero assedio alla scuola non proviene dalle persone migranti o musulmane, ma da un progetto politico nazionalista, razzista e autoritario che, attraverso l’emergenza permanente, punta a ridefinire il significato stesso dell’educazione pubblica.

La scuola, anziché essere raccontata come una trincea dove culture diverse si scontrano, dovrebbe essere il luogo in cui si contrastano le disuguaglianze educative e lavorative e si pratica un’educazione profondamente antirazzista.

A noi insegnanti viene sempre più richiesto di presidiare la scuola come una Fortezza, di schierarci come soldati a difesa della cultura nazionale facendoci complici di un sistema scolastico che guida le seconde generazioni verso un destino di lavoro sottopagato e dequalificato.

A questa chiamata alle armi e alla riproduzione dello sfruttamento scegliamo di sottrarci: disertiamo.

Continuiamo a lavorare dentro e fuori le classi insieme a tutte lə insegnanti che da anni già lo fanno, costruendo quotidianamente pratiche di cittadinanza globale, di educazione alla pace, di antirazzismo, contro i confini e per la libera circolazione di persone, lingue e storie, riconoscendo che il futuro del Paese dipende dalla capacità di ripensarci – oltre il monolinguismo, la bianchezza, i confini nazionali e le gerarchie di classe e di razza nel mercato del lavoro – e non dalla costruzione di nuove trincee identitarie.

Per rendere concreta questa trasformazione servono risorse stabili e strutturali, gestite direttamente dalle scuole, superando la logica di progetti e bandi saltuari affidati a enti esterni, che distribuisce le risorse in modo diseguale e finisce per amplificare le disuguaglianze territoriali. Occorre rendere sistemica la presenza dellə mediatorə culturali, in classe, nei colloqui con le famiglie e nell’orientamento; aumentare le cattedre di italiano per alloglotti e i fondi per libri, materiali e attività extracurriculari; garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale e ampliarlo anche per le scuole medie; attivare sportelli di segretariato sociale per sostenere le famiglie nell’accesso ai servizi e alle piattaforme scolastiche, contrastando il digital divide; garantire infine allə insegnanti formazione retribuita sulla decolonizzazione dei saperi, la didattica antirazzista e il plurilinguismo.

Al contempo, come lavoratorə della scuola, crediamo urgente adeguare i salari dellə insegnanti. Finché le “referenze inclusione” e “intercultura” resteranno incarichi aggiuntivi con compensi simbolici, continueranno a gravare sul “ricatto della cura”, tra volontariato e autosfruttamento.

Serve smontare la narrazione della vocazione e dell’attitudine “materna” dellə insegnanti e riconoscere che didattica, inclusione e lavoro emotivo sono lavoro di riproduzione sociale, che richiede adeguata retribuzione e piena dignità…..

leggi tutto qui

Pubblicato da: Cesp Veneto

Centro studi per la Scuola Pubblica

Via Monsignor Fortin 44 – Padova

Il CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova, è nato nel luglio del 2004. In questi anni, oltre a promuovere dibattiti, presentazioni di libri, rassegne cinematografiche e spettacoli teatrali inerenti al mondo dell’istruzione, ha sviluppato decine di convegni sul territorio.

Categorie

Archivi

Shares
Share This