LA DEMOCRAZIA NON È UN CLICK.
La possibilità di svolgere online i Collegi dei docenti con valore deliberativo (fortemente perseguita dal MIM e da diversi sindacati firmatari del CCNL) viene presentata come una moderna semplificazione, una risposta alle difficoltà organizzative e ai problemi di conciliazione tra lavoro e vita privata.
Ma dietro questa allettante comodità si nasconde una questione molto più profonda: cosa significa davvero partecipare a una decisione collettiva?
Un Collegio dei docenti non è una somma di persone collegate a una piattaforma e chiamate, alla fine, a premere il pulsante “sì”, “no” o “astenuto”. È una comunità che si incontra, discute, si confronta, si divide, cambia idea, costruisce convinzioni e assume responsabilità. L’esperienza COVID ci ha fornito un chiaro segnale della modalità cara all’Amministrazione di gestione di uno degli ultimi baluardi di democrazia scolastica: collegi-videocall in cui campeggia su una poltrona virtuale il dirigente scolastico, mentre in anonimi minuscoli rettangoli i docenti, forse non tutti, ma certamente tanti, hanno già quasi annullato la propria concentrazione assorbiti dalle incombenze domestiche o di altro tipo.
Il problema non è solo tecnico, anche se le criticità tecniche sono enormi: identificazione certa dei partecipanti, segretezza del voto, tutela della privacy, integrità dei dati, conservazione delle procedure, affidabilità e certificazione delle piattaforme, tutela del segreto d’ufficio. Le scuole italiane sono davvero nelle condizioni tecnologiche ed economiche per garantire tutto questo? E per quale motivo funzioni così delicate della democrazia scolastica dovrebbero essere affidate, direttamente o indirettamente, a piattaforme e soggetti privati?
Inoltre, per quanto riguarda presunte motivazioni “ambientali”, va ricordato che per una riunione online di due ore con 150 partecipanti, il consumo energetico totale, includendo dispositivi individuali, trasmissione dati e data center, può essere stimato in un intervallo compreso tra circa 20 e 35 kWh. Il consumo idrico associato, considerando sia il raffreddamento dei data center che l’energia utilizzata, si stima tra 120 e 450 litri.
Ma la questione fondamentale è un’altra: una decisione democratica è un processo umano collettivo, non un risultato informatico.
Il nostro giudizio si costruisce attraverso le parole, certo, ma anche attraverso gli sguardi, le reazioni, i silenzi, le emozioni, la tensione di un confronto, l’intervento improvviso di un collega che ci costringe a ripensare ciò che stavamo per votare. Una decisione collettiva nasce da una partecipazione effettiva. Che valore può avere un voto espresso mentre si correggono i compiti, si risponde a una telefonata o si svolgono contemporaneamente attività domestiche? Possiamo davvero chiamare partecipazione consapevole il collegamento distratto di chi tiene il Collegio aperto sul computer mentre vive altrove?
Il rischio è evidente: il Collegio online trasforma la partecipazione in presenza virtuale e la presenza virtuale in semplice disponibilità al voto. Si è connessi, quindi formalmente presenti. Si clicca, quindi formalmente si decide.
Ma formalmente non significa partecipazione effettiva.Una cosa è comunicare a distanza, altra cosa è deliberare insieme. La tecnologia può essere utile, ma non può sostituire la relazione umana quando è in gioco una decisione che riguarda la didattica, gli studenti, il lavoro e la responsabilità collettiva degli insegnanti.
Queste sono le nostre ragioni, quindi: NO ALLE RIUNIONI COLLEGIALI ONLINE
Co.bas. Scuola
Via Monsignor Fortin 44 – Padova
Email: perunaretediscuole@cesp-cobas-veneto.eu
Per urgenze chiamare il 347 9901965 (Carlo)
I comitati di base della scuola sono un sindacato di base nato negli anni ’80 e che da allora opera nel nostro territorio e nel territorio nazionale, con docenti e A.T.A. volontari – precari e non – disposti a mettersi in gioco.





