Niente di stratosferico o di rivoluzionario. Infatti non si mette in discussione l’impiato della riforma attuata dal MIM. Semplicemente la consapevole critica delle modalità di attuazione della riforma porta alla proposizione di un rinvio della revisione degli assetti degli IT.
CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
DICIASSETTESIMA LEGISLATURA
ORDINE DEL GIORNO
SORU, CORRIAS, DERIU, FUNDONI, PIANO, PILURZU, PISCEDDA, SAU
sulla necessità di adottare iniziative urgenti per salvaguardare gli Istituti Tecnici dalle conseguenze negative derivanti dall’applicazione anche in territorio regionale del Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, recante la revisione degli assetti ordinamentali e dei quadri orari degli Istituti Tecnici.
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IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione della discussione del Disegno di Legge n. 203/A (Variazioni di bilancio, riconoscimento di debiti fuori bilancio e passività pregresse e disposizioni varie).
PREMESSO che:
– il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 adottato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in attuazione degli articoli 26 e 26-bis del decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144, ha introdotto una revisione dell’assetto ordinamentale degli istituti tecnici ridefinendo indirizzi, articolazioni, profili in uscita e quadri orari, con applicazione a decorrere dalle classi prime dell’anno scolastico 2026/2027;
– il provvedimento, registrato dalla Corte dei Conti il 6 marzo 2026 e pubblicato il successivo 9 marzo, è stato adottato successivamente alla conclusione delle iscrizioni degli studenti per l’anno scolastico 2026/2027, quando le scelte di famiglie e studenti erano già state definite sulla base dell’assetto ordinamentale previgente;
– il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso parere negativo sia sui nuovi quadri orari sia, in data 10 aprile 2026, sullo schema di decreto relativo alle classi di concorso, segnalando criticità tali da suggerire una applicazione limitata al solo anno scolastico 2026/2027;
– la Provincia Autonoma di Trento ha ottenuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, in ragione delle peculiarità organizzative del proprio sistema scolastico, il rinvio dell’applicazione del decreto differendone l’entrata in vigore all’anno scolastico 2027/2028;
RILEVATO che:
– il nuovo quadro orario introduce una riduzione delle ore dell’area di istruzione generale e
l’accorpamento delle discipline scientifiche del biennio in un’unica materia denominata “Scienze
sperimentali”, con una significativa contrazione del monte ore complessivo rispetto all’assetto
vigente;
– il decreto introduce altresì una quota oraria che le istituzioni scolastiche sono tenute a destinare a insegnamenti di indirizzo, ricavata mediante una riduzione proporzionale delle discipline caratterizzanti già presenti nei quadri orari vigenti, e anticipa l’insegnamento di discipline di indirizzo già al primo biennio, in luogo della tradizionale funzione orientativa e propedeutica di tale fase del percorso;
– l’adozione del predetto decreto è avvenuta nel mese di febbraio 2026, ovvero a iscrizioni alle classi prime per l’anno scolastico 2026/2027 già concluse, determinando una grave lesione del principio di trasparenza e del legittimo affidamento delle famiglie sarde in quanto i genitori e gli studenti hanno effettuato la scelta del percorso di studi sulla base dell’offerta formativa e dei quadri orari ordinamentali precedenti, ignari delle modifiche e dei tagli orari che sarebbero stati introdotti a posteriori; allo stesso modo i docenti e le istituzioni scolastiche della Sardegna si sono trovati nella gravosa condizione di aver svolto le attività di orientamento fornendo, in maniera inconsapevole, informazioni non corrispondenti all’offerta formativa che verrà effettivamente erogata;
CONSIDERATO che:
– la nuova distribuzione delle discipline e la revisione delle classi di concorso rischiano di determinare situazioni di soprannumero e di esubero per il personale docente, capace di creare esuberi provinciali e la perdita di posti di lavoro nel comparto scuola della Sardegna in assenza di adeguate clausole di salvaguardia;
– una riduzione delle ore dedicate alle discipline dell’area generale e scientifica rischia di indebolire la preparazione degli studenti in vista della prosecuzione degli studi universitari, con possibili ricadute sulle opportunità di mobilità sociale, sull’attività di contrasto alle disuguaglianze educative e sul ruolo della scuola quale strumento di emancipazione sociale, con il rischio di trasformare gli istituti tecnici in percorsi finalizzati esclusivamente all’addestramento e all’inserimento lavorativo subordinato a breve termine;
– la facoltà riconosciuta alle singole istituzioni scolastiche di destinare in autonomia la quota oraria aggiuntiva a discipline di indirizzo differenti determina il rischio di una significativa disomogeneità dei quadri orari tra istituti dello stesso indirizzo, con possibili ripercussioni sulla comparabilità dei titoli di studio conseguiti;
– l’assenza, per un periodo prolungato, delle linee guida sugli obiettivi di apprendimento e del decreto sulle classi di concorso ha determinato una condizione di incertezza normativa che ha reso difficoltosa, per le istituzioni scolastiche, un’adeguata programmazione didattica e organizzativa;
RITENUTO che:
– l’istruzione tecnica rappresenta sin dal secondo dopoguerra un pilastro della formazione delle
competenze che hanno sostenuto la vocazione manifatturiera e industriale del Paese, permettendo la crescita di intere generazioni di diplomati altamente qualificati;
– questa riforma determinerebbe un’eccessiva sussidiarietà della scuola rispetto alle esigenze
produttive, attuando una visione utilitaristica che sacrifica la formazione integrale della persona
necessaria allo sviluppo dell’autonomia e della piena consapevolezza del futuro adulto;
– l’adozione del provvedimento in una fase successiva alla conclusione delle iscrizioni ha posto le famiglie e gli studenti nella condizione di aver compiuto scelte di orientamento sulla base di un assetto ordinamentale poi modificato, generando incertezza e comprensibile preoccupazione presso le comunità scolastiche e i docenti chiamati a fornire informazioni di orientamento;
– una trasformazione di tale portata del sistema di istruzione tecnica non dovrebbe essere attuata senza un adeguato confronto con quanti operano quotidianamente in tali percorsi — docenti, famiglie e studenti — e senza una valutazione approfondita delle conseguenze sul sistema produttivo, sulla qualità e sulla preparazione scientifica e tecnologica degli studenti nonché sul futuro delle nuove generazioni.
– la Regione Autonoma della Sardegna, anche in ragione della propria condizione di insularità e della necessità di tutelare il proprio sistema scolastico da interventi affrettati che rischiano di incrementare la dispersione scolastica, ha il dovere di farsi portavoce delle giuste istanze del personale docente, delle famiglie e degli studenti sardi;
impegna la Giunta regionale
1) ad attivarsi al fine di adottare ogni iniziativa utile a tutelare l’ordinamento degli Istituti Tecnici,
rappresentando al Governo e al Ministero dell’Istruzione e del Merito le criticità rilevate in
premessa e, nello specifico, a sollecitare la sospensione dell’entrata in vigore del decreto
ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 ovvero, in subordine, il rinvio di un anno della sua
applicazione, analogamente a quanto già disposto per la Provincia Autonoma di Trento;
2) a promuovere nelle sedi istituzionali competenti, anche in Conferenza Stato-Regioni, un confronto con il Governo che coinvolga le organizzazioni sindacali del personale scolastico, le associazioni dei docenti degli istituti tecnici e le rappresentanze delle famiglie, ai fini di una valutazione condivisa degli effetti del provvedimento sul sistema dell’istruzione tecnica regionale;
3) a monitorare, per quanto di competenza regionale, gli effetti applicativi del decreto sulle istituzioni scolastiche tecniche della Sardegna, con particolare riferimento alla tenuta degli organici e alla continuità didattica, riferendo al Consiglio regionale sugli esiti di tale attività di monitoraggio.
Cagliari, 29 luglio 2026
Co.bas. Scuola
Via Monsignor Fortin 44 – Padova
Email: perunaretediscuole@cesp-cobas-veneto.eu
Per urgenze chiamare il 347 9901965 (Carlo)
I comitati di base della scuola sono un sindacato di base nato negli anni ’80 e che da allora opera nel nostro territorio e nel territorio nazionale, con docenti e A.T.A. volontari – precari e non – disposti a mettersi in gioco.






