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IA prende tutto e non restituisce niente

da | 11 Ago 2026 | Discussione, Materiali, Senza categoria, Webpress

di Alessandro Verna (effimera.org)

Postiamo questo stralcio di un articolo a puntate pubblicato su effimera.org – 4 fin’ora – sull’impatto dell’IA nella ns società dal formarsi del pensiero e delle consuetudini all’organizzazione del lavoro e di tutta la società. Lo fa in modo ‘leggero’, discorsivo, didattico. Insomma ci sembra molto efficace. Questo stralcio ci parla di noi, volenti e nolenti.

……………I docenti sono divisi, pure loro, come tutto il resto del mondo: metà hanno il terrore dell’IA — non l’hanno mai aperta, sanno solo che i ragazzi ci fanno i compiti, e la trattano come una peste da tenere fuori dall’aula; l’altra metà la usa già, di nascosto, per i verbali, le griglie, le relazioni — quelle gratuite, che fanno un lavoro così e così, ma tanto a scuola l’importante non è mai stato fare bene: è non farsi trovare con un documento non compilato. Nessuno, però, che la usi per l’unica cosa che ormai servirebbe davvero: per darsi la possibilità di guardare i ragazzi uno per uno, capire per cosa è fatto ciascuno, cucirgli addosso il percorso. Al mondo che arriva, la gente preparata “nella media” non serve più — la media ce l’ha già, in abbonamento. Servirà gente bravissima almeno in una cosa: così brava, in quella cosa sola, da valere più della macchina. Yuri, in quella scuola fatta per la media, il suo posto non lo trova. La frequenta per dovere, e perché ci siamo noi due di guardia. Forse per questo il suo talento ha deciso di andarselo a cercare tra forbici e chiacchiere: perché in quella stanza con le ciocche di capelli per terra, lui pensa, non si sentirà mai un mediocre — lì si sente capace di dire sempre la cosa giusta, quella che farà tornare il cliente. Come fa con gli amici, e con noi, pure quando litighiamo.

Il mondo, alla mia età di allora, aveva bisogno di me. Di noi, di quelli che crescevano: si consegnava il lavoro a mani inesperte sapendo che l’avrebbero rovinato un po’, e quel rovinare era il prezzo, pattuito da sempre, con cui si fabbricavano gli adulti. Mio padre ha imparato il suo mestiere rovinando pezzi che qualcuno gli lasciava rovinare. Io ho imparato il mio scrivendo codice orribile che qualcuno ha pagato lo stesso. Ogni generazione è cresciuta dentro la pazienza di quella che veniva prima, dentro un mondo che non poteva fare a meno di aspettarla.

Quella di mio figlio è forse la prima generazione che il mondo non aspetterà. Anzi: sembra proprio che non sappia che farsene, e che preferisca vederne morire a milioni, di sti ragazzi, in qualche nuova guerra mondiale.

Io non cresco più. Loro, per come la usano già adesso, non cresceranno. Le uniche cose che crescono ancora, in tutta questa storia — che aumentano a dismisura, come funghi dopo la pioggia — sono i datacenter.

Questa cosa non è stata costruita per toglierci la fatica di pensare.

È stata costruita per prendersi il pensiero. Se lo prende e non restituisce niente…..

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Pubblicato da: Cobas Veneto

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