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“mamma li turchi”

da | 29 Lug 2026 | Collegamenti, News, Webpress

di Murat Cinar (ilmanifesto.it)

La vertenza che da mesi scuote il Liceo Italiano di Istanbul, una delle più antiche istituzioni scolastiche straniere della Turchia, è entrata in una nuova fase. Dopo 123 giorni di sciopero, finito a giugno grazie a un accordo raggiunto con la mediazione delle autorità turche, il conflitto tra la direzione della scuola e una parte consistente del corpo docente non si è chiuso. Al contrario, si è trasformato in uno scontro che coinvolge il sindacato, il ministero dell’Istruzione e la magistratura.

SECONDO il sindacato Tez-Koop-Is, alla guida della mobilitazione dei docenti – che denunciavano di venire pagati un quinto dei colleghi italiani, lavorando di più – dopo la firma dell’intesa la direzione dell’istituto avrebbe avviato una serie di provvedimenti nei confronti degli insegnanti più attivi nella protesta. Tra i casi segnalati figura quello di Özgür Dogu, da 12 anni docente e da 10 vicepreside turco della scuola, oltre a quelli di diversi insegnanti di materie umanistiche e scientifiche. «Le accuse rivolte a Dogu derivano in realtà da una serie di decisioni sbagliate prese dal preside italiano», sostiene il docente Fırat Aydın, tra i protagonisti della mobilitazione.

Aydın contesta inoltre la ricostruzione della direzione sulla natura dei rapporti di lavoro dei docenti coinvolti. «Gli insegnanti turchi che lavorano qui hanno un contratto a tempo indeterminato firmato con lo Stato italiano il 13 aprile 2017. Ogni anno viene firmato anche un secondo contratto con il Ministero dell’Istruzione turco. È quest’ultimo contratto che non è stato rinnovato a 10 docenti, alcuni dei quali lavorano ininterrottamente nel liceo da 15 anni».

LETTURA respinta dalla direzione scolastica. Al manifesto, l’avvocata del liceo Hafize Özdilek dichiara che «nei confronti dei docenti in questione non è stato adottato alcun provvedimento di licenziamento, la mancata proroga è stata comunicata agli interessati attraverso notifica notarile e nel rispetto delle procedure previste dalla legge».

«È vero che i dieci docenti non sono stati licenziati, ma noi interpretiamo questa decisione come una sorta di licenziamento di gruppo», afferma Engin Çelik, dirigente di Tez-Koop-Is. «L’80% dei docenti turchi che hanno partecipato allo sciopero non ha ottenuto il rinnovo del contratto. Per noi il quadro è chiaro: si tratta di una liquidazione che, inoltre, non riconosce il sindacato come interlocutore». Secondo Çelik, la scelta rischia di svuotare di significato l’accordo raggiunto al termine dello sciopero: «Il contratto collettivo che avevamo firmato riguardava proprio quei docenti che oggi non possono più lavorare nel liceo».

Nel frattempo la vicenda ha assunto una dimensione ancora più delicata a seguito dell’intervento del ministero dell’Istruzione turco. Un rapporto redatto dagli ispettori del ministero avrebbe individuato una serie di irregolarità amministrative e gestionali. Tra le contestazioni figurano presunte discriminazioni nei confronti degli insegnanti turchi nella distribuzione degli orari di lavoro, l’impiego di personale privo delle necessarie autorizzazioni, l’assegnazione di incarichi didattici a soggetti senza titolo e alcune iscrizioni di studenti ritenute non conformi alla normativa vigente.

PER AYDıN, le misure adottate dal ministero rappresentano la conseguenza di accertamenti fondati su «prove concrete». Il docente richiama inoltre la necessità di una maggiore trasparenza nella gestione dell’istituto. «Da tre anni il bilancio non viene pubblicato sul sito della scuola. Temiamo possano esserci ulteriori irregolarità».

Le autorità competenti hanno disposto la revoca degli incarichi dirigenziali del preside italiano Giuseppe Finocchiaro e della vicepreside Nida Intiba. Per il sindacato si tratta della conferma delle anomalie denunciate durante e dopo lo sciopero. La legale del liceo, Özdilek, sottolinea che «la valutazione definitiva della vicenda spetterà esclusivamente agli organi giurisdizionali competenti».

A oltre un anno dall’inizio della mobilitazione, il caso del Liceo Italiano di Istanbul continua dunque a interrogare non soltanto il mondo della scuola ma anche il delicato rapporto tra istituzioni educative straniere, diritto del lavoro e libertà sindacali in Turchia. Quella che sembrava essersi conclusa con un accordo dopo il più lungo sciopero della storia recente degli insegnanti delle scuole straniere del paese si è trasformata in una battaglia destinata a proseguire nelle aule dei tribunali.

 

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