Riportiamo qui di seguito uno stralcio della recensione di A.P. Lancellotti de “La continuità del male” di Tomaso Montanari (Feltrinelli Editore, 2026, 18€) pubblicata sul portale ‘global project.info’. Una recensione, una riflessione che da conto con efficacia del filo nero del pensiero, della formazione, della propaganda fascista che si dipana nel tempo, carsicamente ma senza soluzione di continuità così come viene evidenziato nel lavoro di Tommaso Montanari.
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E in Italia? Meloni propone Leonida e i trecento come esempio di difesa dei confini e della civiltà in entrambi i suoi libri-manifesto. L’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia ha chiamato il proprio campo di formazione Agoghè, il nome dell’addestramento militare spartano, adottando il lessico del distacco dalla famiglia e della comunità di destino. Da quel campo passano deputati, consiglieri, futuri ministri.
Poi arriva il cortocircuito. Settembre 2025, mentre il genocidio a Gaza raggiunge il suo culmine: Benjamin Netanyahu annuncia che Israele dovrà diventare una «super Sparta». Montanari registra il fatto quasi con freddezza e ne trae la conseguenza. Il modello piramidale che Hitler celebrava come «il primo Stato razzista» viene oggi rivendicato dalla viva voce di un primo ministro, insieme a uno Stato etnocratico in cui la pienezza dei diritti coincide con l’appartenenza nazionale — un principio costituzionalizzato già nel 2018, con la legge fondamentale che definisce Israele Stato nazionale del popolo ebraico.
È il punto in cui il libro registra anche una nota personale: Zeev Sternhell, lo storico israeliano del fascismo scomparso nel 2020, aveva descritto quel meccanismo per tutta la vita. Non immaginava di sentirlo rivendicare dal governo del proprio Paese.
Da qui la tesi più affilata del volume: il sostegno del governo Meloni a quel genocidio non si spiega soltanto col debito di riconoscenza verso chi offre il lavacro capace di cancellare il retaggio fascista. Si spiega con un’adesione sincera al modello.
Più che fare un salto logico, Montanari lo àncora alla storia. Mussolini guardava con benevolenza al sionismo di destra perché leggeva l’insediamento in Palestina come atto coloniale a presidio degli interessi europei, e come grimaldello contro l’Inghilterra: una posizione che tenne fino alle soglie delle leggi razziali del 1938. Antisemitismo e filosionismo si sono già tenuti insieme una volta. Non è una contraddizione. È un precedente. Un precedente che, allora come oggi, non si consuma dentro i confini nazionali. «Non parlo di simboli italiani, ma di simboli europei», scrive Meloni in Io sono Giorgia: è la destra stessa a dichiarare il salto di scala, e conviene prenderla in parola. Il collante di questa internazionale reazionaria non è la nazione — che per definizione divide — ma l’Occidente: una categoria abbastanza vaga da contenere tutto e abbastanza precisa da stabilire chi ne resta fuori.
Montanari mostra che l’europeismo dichiarato non smentisce nulla, perché quella genealogia c’è già dentro: Adriano Romualdi, il più influente seguace di Evola, teorizzava negli anni settanta un Nuovo Ordine europeo contro le due superpotenze e scriveva che un’Europa unita non si dà senza la rinascita di un fascismo. L’Europa delle Patrie è la versione presentabile di quella tesi, non la sua negazione.
È la stessa architettura che regge il legame con Washington, e nelle pagine finali del libro Trump compare proprio come prova che il meccanismo scala: un istrione grottesco può essere obbedito e osannato, e Montanari annota di non sapere fino a quale traguardo. La formula viene da Primo Levi, che di Hitler aveva scritto la stessa cosa — un uomo che oggi muove al riso, e che tuttavia fu obbedito fino alla catastrofe. Qui non si tratta di fare paragoni, ma di riconoscere un dispositivo. Il capo seduttivo e aggressivo non funziona perché convince: funziona perché offre qualcosa in cambio dell’obbedienza — una promessa di posizione, di rivalsa, di appartenenza. E quella promessa va somministrata ogni giorno: per questo intorno a Trump si sono allineati i signori della tecnologia, quelli che orientano il pensiero di centinaia di milioni di persone spingendolo verso la rabbia e la paura.
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