In questi ultimi 10 anni la situazione è ulteriormente peggiorata e con questi aumenti [che, peraltro, riguardano il triennio 2022/2024, a cui quindi dovranno ancora aggiungersi quelli del CCNL 2025/2027] i dirigenti superano oggi del 22% la rivalutazione dei loro stipendi del 1990, mentre ATA e docenti perdono fino al 30%!

Insomma, siamo di fronte alla sostanziale conferma della tendenza all’allargamento della forbice retributiva tra dirigenti e personale che negli anni ha ridisegnato la fisionomia della Scuola pubblica, replicando anche al suo interno quello schema gerarchizzante che già tanto male fa a tutte le pubbliche amministrazioni, ma ancor di più nel settore dell’istruzione dove la cooperazione “tra pari” è l’unica presupposto per rendere efficace il suo funzionamento.
Al di là di qualsiasi considerazione, resta il fatto inoppugnabile, che i/le docenti italiani/e a metà carriera percepiscono tra le più basse retribuzioni nei 39 sistemi educativi presi in considerazione dalla ricerca Eurydice Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in Europe del 9.7.2026 [solo la Turchia riesce sempre a fare peggio], mentre i dirigenti scolastici neoassunti si collocano sempre ai primi posti, talvolta superati dal solo Lussemburgo.
A margine di queste semplici constatazioni, qualche ulteriore riflessione.
Dentro le nostre scuole, durante la contrattazione d’istituto relativa ai compensi accessori di docenti e ATA [art. 11, comma 4, lett. c2), c3) e c4), CCNL 2025], quasi tutti i ds si oppongono fieramente alla possibilità di un’attribuzione egualitaria di queste risorse che, è bene ricordarlo, non sono soldi aggiunti al contratto, ma sono invece sottratti al «trattamento fondamentale» [art. 77, CCNL 2007] delle retribuzioni di tutto il personale, dimenticando che il lavoro nella Scuola è un lavoro efficace solo se collaborativo e che quindi rischia di essere pericoloso e controproducente pensare di attribuire compensi per imponderabili “meriti” individuali.
D’altronde, di questa “individualizzazione” il ministero se ne è fatto paladino arrivando ad aggiungere al proprio nome il termine «merito», che spesso nasconde dietro di sé il perpetuarsi, se non l’accentuarsi, delle diseguaglianze già esistenti.
Ebbene, contraddicendo questa supposta battaglia “meritocratica”, l’agguerrita ANP si vanta di aver ottenuto per i ds una «retribuzione di posizione e di risultato uniformata a livello nazionale», con «aumenti della retribuzione di posizione a favore di tutti i dirigenti scolastici e non solo per alcuni» e con una «retribuzione di risultato garantita per l’80% con soli 31 punti su 100». Ma si sa: una cosa è difendere i propri particolari interessi, altro è avere dei princìpi generali per cui lottare .
E se a questo aggiungiamo che la valutazione – “partecipata” – dei ds per l’a.s. 2024/2025 ha dato un punteggio superiore gli 80/100 in ben 6.114 casi su 7.099 [oltre l’86%, mentre solo lo 0,1% ha riportato una valutazione negativa], è evidente che ci troviamo di fronte a una singolare forma di “meritocrazia”, quella che in fondo auspicheremmo, ma che i ds continuano a osteggiare dentro le scuole: se “merito” c’è, non può che essere il “merito” di tutti e tutte.
In conclusione, mentre i sindacati firmatari di questi contratti continuano a lamentarsi delle differenze stipendiali che ancora sussistono tra i dirigenti scolastici e gli altri dirigenti pubblici [altro esempio tipicamente italiano di retribuzioni spropositate] chiedendone a gran voce l’equiparazione, a noi non resta che auspicare che, al di là dello smarrimento che serpeggia tra docenti e ATA, tante colleghe e colleghi decidano finalmente di opporsi a queste politiche e alle scelte economiche che ne derivano e che fanno cassa sulla pelle di chi lavora. Proviamo insieme a frenare questa deriva.
È necessario che docenti e ATA lottino per condizioni di lavoro più rispettose e per retribuzioni adeguate, perché la qualità dell’istruzione dipende anche dal riconoscimento economico di chi quotidianamente costruisce il sapere e le relazioni dentro le nostre scuole.
Co.bas. Scuola
Via Monsignor Fortin 44 – Padova
Email: perunaretediscuole@cesp-cobas-veneto.eu
Per urgenze chiamare il 347 9901965 (Carlo)
I comitati di base della scuola sono un sindacato di base nato negli anni ’80 e che da allora opera nel nostro territorio e nel territorio nazionale, con docenti e A.T.A. volontari – precari e non – disposti a mettersi in gioco.






