DOPO LA CIRCOLARE DEL 19 MARZO: SEMPRE NO ALLA RIFORMA!
Meno scuola, più addestramento: a rischio qualità e lavoro docente. La circolare ministeriale n. 1397 del 19 marzo 2026 conferma una direzione chiara: la riforma degli istituti tecnici, prevista dal PNRR, sta modificando profondamente il sistema, con conseguenze rilevanti non solo sul piano didattico, ma anche sugli organici.
Nel breve periodo le scuole cercheranno di contenere gli effetti più critici attraverso un uso “protettivo” delle ore di autonomia, molte istituzioni scolastiche proveranno a evitare riduzioni di cattedre e tensioni interne. Questo potrà garantire una fase iniziale relativamente stabile.
Ma questa gestione tampone non risolve il problema.
Nel medio e lungo periodo, infatti, il rischio di esuberi e perdenti posto diventa concreto. Non dipende tanto dall’utilizzo delle ore di autonomia, quanto da alcuni elementi strutturali della riforma. Il primo riguarda la riduzione e l’accorpamento delle discipline. In diversi indirizzi si registra una contrazione delle ore dedicate alle materie di area generale, come italiano e geografia, mentre le scienze vengono riorganizzate in ambiti più ampi. Anche una sola ora in meno a settimana, su scala nazionale, significa una diminuzione significativa delle cattedre disponibili. Il secondo elemento è l’aumento della flessibilità interna. Le scuole avranno margini sempre più ampi per rimodulare il curricolo, scegliendo quali discipline rafforzare e quali no. In questo contesto, le materie considerate più “spendibili” sul piano professionale — come lingue straniere e discipline tecnico-economiche — tenderanno a essere potenziate, mentre altre rischiano una progressiva marginalizzazione. Questo produrrà nel tempo squilibri tra classi di concorso e difficoltà nella formazione delle cattedre. Il terzo fattore è la crescente integrazione con il mondo delle imprese. L’anticipazione dei percorsi PCTO, l’ingresso di esperti esterni e la filiera 4+2 con gli ITS Academy spostano una parte della formazione fuori dalla scuola. Non si tratta di un taglio immediato, ma di una riduzione progressiva del fabbisogno di insegnamento “interno”.
Gli effetti complessivi saranno graduali, ma evidenti. Nei primi anni si assisterà a un equilibrio precario, mantenuto attraverso soluzioni organizzative interne. Con l’entrata a regime della riforma emergeranno le prime criticità, fino ad arrivare, nel lungo periodo, a una riduzione delle cattedre in alcune discipline, a un aumento della mobilità forzata e a un numero crescente di docenti soprannumerari. Non tutte le classi di concorso saranno colpite allo stesso modo. Le più esposte sono quelle dell’area generale, in particolare italiano (A-12) e geografia (A-21), che subiscono una riduzione di ore e una perdita di centralità nei curricoli. Anche alcune discipline scientifiche risentono dell’accorpamento in ambiti più ampi, con una diminuzione delle cattedre specialistiche. Più stabili risultano invece le lingue straniere, le discipline economico-aziendali e le materie tecniche di indirizzo, che rappresentano il fulcro della nuova impostazione e risultano maggiormente coerenti con l’orientamento al mercato del lavoro.
Questa riforma può essere gestita nel breve periodo a livello di singola scuola, ma nel suo insieme produce una trasformazione del sistema: meno spazio per la formazione culturale generale e maggiore pressione sulle discipline umanistiche.
Difendere gli istituti tecnici significa difendere una scuola che formi cittadini, non solo lavoratori adattabili. Significa garantire qualità dell’istruzione, equilibrio tra saperi e tutela del lavoro docente.
Co.bas. Scuola
Via Monsignor Fortin 44 – Padova
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Per urgenze chiamare il 347 9901965 (Carlo)
I comitati di base della scuola sono un sindacato di base nato negli anni ’80 e che da allora opera nel nostro territorio e nel territorio nazionale, con docenti e A.T.A. volontari – precari e non – disposti a mettersi in gioco.






