Questo il breve report dal quotidiano “il mattino di Padova” da segnalare la commistione tra aspetti relativi ai diritti delle varie sfaccettature femminili e gli aspettti relativi al lavoro di cura nei luoghi di lavoro e in casa, all’educazione e istruzione, con gli interventi delle OO.SS. di base che avevano indetto o aderito allo sciopero.

da ilmanifesto.it
Lotto marzo Chiuse scuole e università.
Anche il settore terziario e metalmeccanico si sono fermati
«La guerra è patriarcato e il conto lo pagano le lavoratrici». Dopo le manifestazioni di domenica per la giornata internazionale dei diritti delle donne, ieri è stato il momento dello sciopero transfemminista al quale hanno aderito anche Cgil, Cobas, Cub e Usb. Ad astenersi dal lavoro sono stati in particolare i settori della sanità, dell’istruzione e ricerca e del terziario, mansioni ad alta femminilizzazione, e cioè più povere e precarie e quindi occupate per lo più da donne, migranti o persone con disabilità.
NON UNA DI MENO ha messo insieme alcuni dati per spiegare la «femminilizzazione della povertà»: «Nel Gender gap index del World economic forum l’Italia ha perso 22 posizioni negli ultimi 3 anni ed è all’85esimo posto su 148 nella classifica mondiale al contrasto del divario di genere». Le disuguaglianze nel mondo del lavoro sono «sistemiche e strutturali: in Italia vengano prestate circa 60,7 miliardi di ore di lavoro di cura non retribuito all’anno, pari al 26% del Pil nazionale. Le donne sostengono il 71% di questo valore economico totale» afferma la rete transfemminista. E inoltre: «L’occupazione femminile si concentra in appena 21 professioni, contro le 53 degli uomini, il 25% si dimette dopo aver subito violenze, mentre il 14% viene licenziata».
«NON POSSIAMO PIÙ accettare l’irresponsabilità e l’arretratezza culturale della classe politica che guida il paese – ha spiegato la Flc Cgil, il sindacato dei lavoratori della conoscenza – Serve una reazione decisa, immediata e strutturata». Il mondo della scuola è chiamato direttamente in causa: «Di fronte all’aumento vertiginoso dei casi di sopraffazione e violenza, che sempre più spesso riguardano giovani sia come vittime che come aggressori, il governo continua a negare l’educazione sessuoaffettiva», dice ancora la Flc. E con le stesse motivazioni si sono mossi i collettivi degli studenti in tutta Italia. A Bologna, durante il corteo, i manifestanti hanno fatto picchetti e flash mob davanti alle scuole e alle sedi universitarie. La facoltà di Lettere in via Zamboni è stata occupata già domenica sera. Manifesti con la scritta «Meloni e Bernini nemiche delle donne» sono stati affissi all’ingresso delle facoltà.
A ROMA IL CORTEO è partito da piazzale Ostiense per poi arrivare sotto la sede del ministero dell’Istruzione (e merito). Nel tragitto è stato appeso da ponte Sublicio uno striscione con la scritta «Anti War – Feminist Resistance». Anche a Firenze studenti in piazza per l’educazione sessuoaffettiva. «Siamo qua per lottare con le nostre professoresse per rendere questo progetto accessibile a tutti», ha affermato Bianca del collettivo del liceo Machiavelli-Capponi. Allo sciopero transfemminista hanno partecipato anche gli addetti ai musei (che a ottobre hanno perso il lavoro per un cambio di appalti) con un presidio davanti Palazzo Pitti. «La vertenza dei musei è importante – hanno detto dall’Usb – la maggior parte sono lavoratrici con turni di dieci ore al giorno». Il sindacato di base sottolinea: «In Italia circa il 41% delle donne è dimissionaria perché non riesce a conciliare i tempi familiari e del lavoro, mentre il governo vara decreti “scatola vuota”. Non è un caso, è una scelta politica».
«CIÒ CHE AVVIENE all’interno dei luoghi di lavoro è speculare a quanto ancora si continua a registrare nella società e nella politica – ha spiegato la Filcams Cgil – Lo sciopero che si colloca a pieno titolo nella vertenza di categoria che chiede di rimettere al centro la qualità del lavoro e la dignità delle lavoratrici» del settore dei servizi. Ma anche le operaie hanno manifestato: più di 20 mila persone ieri hanno incrociato le braccia nelle grandi fabbriche emiliane, come Lamborghini, Bosch, Beghelli a Smeg, ha fatto sapere la Fiom. «Nelle aziende metalmeccaniche la condizione delle donne è ancora soggetta a una profonda disuguaglianza di salario e di diritti – hanno spiegato dal sindacato – le donne hanno una retribuzione inferiore del 20% rispetto ai loro colleghi».
OLTRE ALLE QUESTIONI economiche e al rifiuto delle guerre, le manifestazioni che ieri si sono tenute in oltre 60 città hanno tenuto il punto sulle critiche al governo per il ddl Bongiorno e sul congedo di paternità. «La legge sugli stupri, che costringe le donne a dimostrare il proprio dissenso all’atto sessuale, l’otto aprile arriverà in Senato – ha detto Chiara, rappresentante torinese di Nudm dal presidio davanti alla Mole – Questo ddl rende ancora più difficile e tortuoso per le donne affrontare i processi in tribunale o denunciare». A Milano il corteo di oltre mille persone che si è aperto con lo striscione «Pronto Bongiorno? Solo un sì entusiasta è sì», ha contestato gli Epstein Files davanti alla sede di Microsoft.
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