Inizio 5 Collegamenti 5 BLOCCHIAMO TUTTO

BLOCCHIAMO TUTTO

da | 3 Ott 2026 | Collegamenti, Discussione, Materiali, News, Webpress

di Filippo Ortona (ilmanifesto.it)

«Blocca tutto, perché non ci lasciano niente»: la scritta a pennarello è stata tracciata su di un pezzo di cartone, abbandonato in bella vista al centro della scalinata di pietra di un liceo del 19esimo arrondissement di Parigi, a due passi dal boulevard périphérique che segna l’inizio della banlieue.

Tutto attorno giacciono i resti ancora fumanti di cassonetti dell’immondizia bruciati. Una cinquantina di ragazzi e ragazze stanno tutt’attorno. Un gruppetto di professori osserva la scena con aria preoccupata. In fondo alla via, una dozzina di poliziotti in assetto antisommossa si tiene in piedi a fianco a una camionetta. Una ragazza alta e nera, all’ultimo anno, che si copre il viso con una kefiah, fa la lista delle doléances: «La mensa è troppo cara», «la scuola cade a pezzi», «quando l’infermiera è malata non c’è nessuno per sostituirla», «gli orari sono troppo lunghi». Un’altra ragazza si avvicina: «Le aule sono minuscole, non ci sono abbastanza tavoli»…

SONO AL SECONDO GIORNO di blocco. Quando viene menzionato Parcoursup, la piattaforma che stabilisce dove e come fare domanda per entrare all’università, introdotta da Emmanuel Macron nel 2018, quello che ormai è divenuto un capannello di ragazze scatta come una molla: «On en a marre! È un robot che decide del nostro futuro, non vogliamo che sia quello a decidere cosa possiamo studiare», dice la ragazza con la kefiah.

Mentre avviene questa discussione, in tutto il paese i liceali bloccano i palazzi delle istituzioni e occupano le strade, spesso e volentieri scontrandosi con la polizia. A Belfort, un agente picchiato da un gruppo di ragazzi, mentre nell’est e nel nord di Parigi a migliaia corrono per evitare le cariche e innalzano barricate servendosi dell’arredo urbano.

Le immagini degli interventi delle forze dell’ordine saturano i social network. In un video circolato su Instagram, si vede una volante della polizia caricare un capannello di studenti a Troyes, mentre degli agenti spruzzano spray al peperoncino dai finestrini aperti. A Tolosa, un agente è stato fotografato mentre puntava un fucile d’assalto contro un gruppo di adolescenti.

Gli incontri avvenuti con i sindacati studenteschi non hanno inciso sullo slancio dei liceali: l’Union syndicale lycéenne ha «invitato a continuare la mobilitazione» e a «unirsi» alla manifestazione nazionale del 6 ottobre, alla quale parteciperanno anche le principali sigle sindacali (Cgt, Solidaires, Fsu), alcune delle quali saranno in sciopero pressoché generale. La tempesta si annuncia perfetta, complice anche la presentazione di una manovra finanziaria all’insegna dell’austerità proprio in queste settimane.

«PER LA PRIMA VOLTA, tutti i sindacati chiamano al sostegno del movimento degli studenti medi», ha detto il leader de La France Insoumise Jean-Luc Mélenchon in un discorso pronunciato giovedì, «noi non pretendiamo dirigere questo movimento, anzi, vogliamo che sia il movimento a recuperare noi». Mélenchon ha poi detto che Lfi sarà in piazza coi sindacati e con gli studenti, e ha invitato i suoi militanti a «interporsi» tra la polizia e i manifestanti «per proteggere i nostri giovani».

Il governo e i prefetti hanno chiuso d’ufficio più di 400 siti istituzionali e vietato le manifestazioni nelle loro vicinanze, ma l’onda di marea ha sommerso tutto e, ieri, almeno 546 uffici pubblici erano bloccati o perturbati. In qualche giorno, sono stati effettuati più di 4000 arresti e più di 170 studenti sono stati feriti dall’inizio del movimento, secondo i dati del ministero dell’Educazione.

I PRESIDENTI DELLE REGIONI più toccate dalla protesta hanno quantificato i danni alle strutture scolastiche a svariate decine di milioni di euro. Bisogna che siano i genitori dei ragazzi a «pagare i costi delle riparazioni», ha detto ieri il ministro della giustizia Gérald Darmanin, risuscitando un refrain che era già stato utilizzato dal governo durante le rivolte scatenate dall’omicidio di Nahel Merzouk nel 2023.

«No no no, non accenderli!», urla un prof di educazione fisica 50enne a un gruppetto di ragazze davanti al liceo del 19esimo arrondissement di Parigi. Le alunne hanno raccattato gli ultimi tre cassonetti superstiti e li hanno piazzati davanti a un ingresso a vetri della scuola. «Cosi fate esplodere i vetri! Metteteli sul marciapiede, no?»

LE RAGAZZE RIDACCHIANO, alcune danno una mano al prof a mettere il tutto per strada, un paio d’altre dà fuoco ai bidoni della spazzatura oramai lontani dai vetri. «Oh ma insomma state attente, non sapete che avete la maturità alla fine dell’anno?» dice un altro prof. La preside, spaventata, cerca di convincere quello di educazione fisica a «non prendere rischi inutili», attirandosi un’occhiataccia dall’interessato. «Sono venuto semplicemente per prevenire incidenti troppo gravi o danni alla scuola», dice il professore di educazione fisica. «Non è che li sostengo», dice, parlando dei suoi alunni, «semplicemente è qualcosa che può succedere a un momento della vita, ecco tutto, non bisogna farne un dramma».

Dei ragazzi al penultimo anno, seduti sui gradini, sembrano tuttavia ben coscienti della portata politica del movimento. Anche loro si lamentano degli orari, della mancanza di mezzi e di insegnanti, tutte cose che contribuiscono «a fare in modo che non avremo un futuro», dice un ragazzo alto e col volto coperto da un passamontagna.

MA SOPRATTUTTO citano il razzismo e in particolare quello della polizia: «Io vivo in cité (i palazzi popolari, ndr) e mi sono fatto aggredire sei volte», dice un ragazzo con degli occhiali a specchio che gli celano il viso, «una volta mi hanno rotto la gamba e ho avuto il cranio fratturato». Fa una pausa, poi: «Dicono che siamo la Francia di domani, ma ci lasciano sul ciglio della strada e non ci ascoltano quando parliamo. Se siamo la Francia di domani, forse è il caso che comincino ad ascoltarci già adesso», dice.

IL SINDACATO DEGLI INSEGNANTI

Tony Tremblay, insegnante di matematica, è co-segretario del sindacato degli insegnanti Snes-Fsu nel dipartimento della Seine-Saint-Denis, da dove è partito il movimento dei liceali che sta scuotendo la Francia. Il suo sindacato, che è quello maggioritario nella professione, ha invitato gli insegnanti a sostenere la mobilitazione nei licei, malgrado le violenze avvenute in questi giorni.

Quali sono le rivendicazioni principali degli studenti?

Sono soprattutto legate alle condizioni d’insegnamento e di lavoro del personale. Nella Seine-Saint-Denis, uno studente perde in media 18 mesi di scuola nel corso del suo intero periodo scolastico, secondo un rapporto del Parlamento, a causa della mancanza di insegnanti e di supplenti. In media, nel nostro dipartimento c’è un posto d’insegnante “scoperto” per ogni istituto. Al di là della mancanza di personale ci sono tutte le rivendicazioni che riguardano l’edilizia scolastica, che è in uno stato disastroso.

Ci sono stati episodi di una certa violenza. Da dove proviene secondo lei questa tensione?

C’è innanzitutto una forma di violenza strutturale nei confronti degli abitanti di questo dipartimento, il più giovane ma anche il più povero del paese. Il che poi si materializza in una grande rabbia, una collera che ha trovato il suo sfogo in questa mobilitazione. Tuttavia, non bisogna farsi impressionare da qualche immagine di spazzatura data alle fiamme dagli studenti, l’uso della forza adoperato in questi giorni dalle forze dell’ordine è completamente fuori proporzione. Per noi, vederli prendere coscienza delle proprie condizioni di studio, del fatto che possono mobilitarsi per cambiarle, è qualcosa di molto positivo.

In che modo vi organizzate per accompagnarli durante questa mobilitazione? Come fate per proteggerli dalle violenze della polizia?

Facciamo delle catene umane per proteggere i ragazzi. C’è una presenza della polizia in gran numero, con degli agenti armati di tutto punto scatenati contro degli adolescenti: è inaccettabile. L’unica risposta possibile è rinnovare le strutture, assumere del personale. Bisogna prendere coscienza che ogni singolo insegnante che non è sostituito è uno scandalo, così come lo è lo smantellamento sistematico del servizio pubblico.

Ci sono stati moltissimi arresti in questi giorni e il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha chiesto ai magistrati una risposta «dura». Avete paura delle conseguenze giudiziarie per i vostri allievi?

È una cosa che temiamo, sì. Qua dove sono io, una trentina di studenti sono ancora detenuti in questura, dei fermi che ci paiono del tutto irregolari, per dei fatti assolutamente insignificanti rispetto a quello che abbiamo visto fare alla polizia in questi giorni. Io pensavo che la giustizia fosse indipendente e non capisco come un ministro possa dare consegne simili.

Il primo ministro Sebastien Lecornu ha affermato che la contestazione degli studenti sarebbe «una manovra organizzata da La France Insoumise». Cosa ha potuto constatare sul campo, rispetto alle eventuali ingerenze di partiti politici?

È la solita storia: si cerca di far credere che gli studenti non sappiano pensare con la propria testa. Invece sono ben capaci di riflettere e di organizzarsi, di rendersi conto delle condizioni deplorabili nelle quali studiano, che quando un prof di francese non è sostituito per delle settimane sono loro a pagarne le conseguenze alla maturità… Il movimento è partito dalla base, dalle condizioni materiali delle scuole, tutto il resto sono tentativi di diversione per cercare di non parlare dei fatti, cioè della realtà del servizio pubblico dell’istruzione nel nostro paese.

Categorie

Archivi

Shares
Share This