La compressione della libertà di insegnamento passa per la denigrazione del corpo docente di tutta la scuola: su questo punto si sono esercitati a più riprese i vari Bernini, Galli della Loggia, Giuli e compagnia maldicente, incentrando le stilettate e le invettive sulla predominanza culturale della “sinistra”, “dei sessantottini”.
Ora, da un po’ in vero, dalle parti del Ministero si sono impratichiti con l’indimidazioni a forza di procedimenti disciplinari, di ispezioni, di ‘sputtanamento’ a mezzo della stampa compiacente sull’operato di singoli docenti, anche di dirigenti, sul presunto dileggio della scuola pubblica, la partecipazione a manifestazioni pubbliche, e/o quant’altro sia utile al pubblico ludibrio.
Nelle pressioni-intimidazione afferenti le tematiche relative alla distruzione di Gazza, alla definizione di “genocidio”, di “sionismo”, di estremismi religiosi si sono sprecate ma hanno indubbiamente raggiunto l’obbiettivo di conculcare una miriade di iniziative culturali e didattiche che il corpo docente di ogni ordine e grado ha cercato di attivare.
Qui poniamo il link ad un utile contributo -vademecum per tutelarsi da questa incalzante intrusione nell’attività docente deliberata da consigli di classe, da collegi docenti o semplicemente introdota nel piano di lavoro didattico.
Ora siamo prossimi al 27 gennaio, volentieri vi proponiamo un insieme di materiali predisposti dall’Osservatorio contro la militarizzazione: Giorno della Memoria preferiamo ricordare Primo Levi. Pensiamo, infatti, che sia decisivo andare oltre la dicotomia annientatrice (carnefici da una parte e vittime dall’altra), perché solo una logica capace di cogliere la complessità può evitare di farci ricadere nella disumanizzazione: ieri con il programma segreto di eutanasia della Germania nazista (Aktion T4) e i successivi campi di concentramento, oggi con il genocidio nella Striscia di Gaza.






