Anche in Italia gli studenti sono in fermento. Ieri sono scesi in piazza a Bologna e Torino (anche tende all’Università). I temi posti sono l’edilizia scolastica, i tagli all’istruzione, la guerra, il militarismo.
Francia: i liceali non si fermano, nonostante il governo
Verso place de la Nation a Parigi, battaglioni di polizia in assetto antisommossa bloccano l’ingresso nella piazza della testa del gigantesco corteo indetto dagli studenti medi e al quale si sono uniti gli universitari e i sindacati. Dei gruppi di ragazzi e ragazze, per lo più giovanissimi, vagano nelle nuvole di gas lacrimogeno, coprendosi il volto con sciarpe e mascherine e passandosi collirio di mano in mano.
Le granate stordenti delle forze dell’ordine esplodono con regolarità in mezzo alla folla, coprendo ogni altro rumore, compreso quello degli oggetti che, lanciati dai giovani, atterrano sui caschi e gli scudi degli agenti. Una ragazza guarda una fila di poliziotti, e dice alla sua amica: «Sembra che stiano facendo una foto di classe…»
IL CORTEO È TROPPO GRANDE per essere bloccato completamente e, piano piano, la folla riempie la piazza. Almeno 100.000 persone hanno sfilato a Parigi secondo gli organizzatori (50.000 secondo il ministero degli Interni), quasi mezzo milione in tutto il paese. Secondo l’Union syndicale lycéenne (Usl) e l’Union étudiante, i due sindacati studenteschi maggioritari rispettivamente negli istituti superiori e nelle università, ieri sono stati chiusi o bloccati «1.800 licei» e il «90% delle facoltà». Secondo il governo, gli istituti chiusi erano 891, su di un totale di circa 3.600.
È stata «una giornata storica», ha scritto in un comunicato l’Usl, che ha invitato a «massificare il movimento», fino a che non vengano esaudite le rivendicazioni dei liceali. Ovvero, secondo un documento dall’Usl: «Abolizione di Parcoursup», la piattaforma di selezione all’università introdotta da Macron nel 2018, «piano d’emergenza di 10 miliardi per l’edilizia scolastica», «assunzioni di massa», «fine della repressione».
«Sono anni che subiamo delle riforme che ci rovinano la vita», dice Mayalen, studentessa di 17 anni in un liceo di Melun, a un’ora di treno da Parigi, venuta alla manifestazione con una trentina di compagni di classe e qualche professore. «Quest’anno la misura era colma, e quando abbiamo visto che alcuni di noi si ribellavano ci siamo detti che era giunto il momento di sollevarsi», dice.
«QUESTI GIOVANI sono molto politicizzati», spiega Simon, uno dei professori del liceo di Melun, venuto anch’egli a manifestare contro il governo assieme ai suoi alunni. «Lo sono più delle generazioni precedenti», dice, citando il genocidio in Palestina, il razzismo, le violenze della polizia e le questioni di genere come fattori chiave per spiegare il sobbollimento dei suoi alunni. Le assemblee, i blocchi, i cortei, «contribuiscono alla loro educazione alla militanza», dice Simon, «cosa che ormai gli permette di tenere testa a qualunque adulto in giacca e cravatta».
SEBBENE TUTTI I PARTITI di sinistra – a parte Place Publique, la struttura di Raphaël Glucksmann – fossero in piazza ieri, le loro bandiere erano praticamente invisibili, sommerse da una quantità inusitata di cartelloni scritti a pennarello dagli studenti, o dagli striscioni dei singoli licei. Sui cartelli, oltre a slogan contro Macron, il governo e il Rassemblement National, campavano soprattutto slogan contro le violenze della polizia commesse in queste settimane. «+ prof, – sbirri», c’era scritto su di uno tenuto da un ragazzo.
DALL’INIZIO DEL MOVIMENTO due settimane fa, più di 215 alunni sono stati feriti. Alcuni gravemente, come un ragazzo di 15 che ha perso la mano sinistra in seguito all’esplosione di una granata della polizia lunedì a Lens. Un ragazzo di 16 anni che ha perso un occhio in seguito a un Lbd, un proiettile di gomma utilizzato dalla polizia, ha sporto denuncia l’altro giorno, cosi come un altro di 14, Eden, al quale un agente ha sparato a bruciapelo un lacrimogeno la settimana scorsa. La sua famiglia ha fatto denuncia per «tentato omicidio volontario». L’Igpn, l’organismo interno della polizia che dovrebbe esaminare i casi di violazione del codice deontologico da parte degli agenti, ha avviato 11 inchieste.
IERI SONO STATE ARRESTATE 488 persone in tutto il paese, cifra che porta il totale dei fermi dal 28 settembre a 6.547, un record che sorpassa persino i Gilet gialli o le rivolte seguite all’omicidio del giovane Nahel nel 2023. Un numero di fermi simili ci fu solamente durante le proteste dei primi anni ‘60 contro l’occupazione francese in Algeria. Il governo ha deciso che le scuole resteranno chiuse a partire da oggi fino alla fine del weekend.
«SIAMO QUI per solidarietà nei confronti di altri licei dove la situazione è più precaria e molto più difficile del nostro», dice Madhi, 17 anni, all’ultimo anno di liceo a Sceaux, con indosso una maglietta del Psg e una catenina d’oro. «Ma anche contro riforme nazionali come Parcoursup o l’orario 8-18» attualmente in vigore nei licei francesi, dice. «Siamo una generazione molto politicizzata», riconosce, «ma in un certo senso in Francia è sempre stato cosi, i grandi movimenti sociali sono sempre iniziati coi liceali».
Mentre dagli Stati uniti arriva addirittura il commento di Trump: «Tutta colpa dell’Islam e dell’immigrazione».
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