Dall’incontro con i sindacatoni è emersa una disponibilità a ritoccare qualcosa lasciando invariato l’impianto del cambiamento imposto. La dott.ssa Palumbo che nel Veneto conosciamo bene ha impresso una svolta centralista togliendo – almeno a parole – la discrezionalità di modulare l’articolazione oraria ai singoli Istituti e garentendo una prosecuzione del confronto.
Non facciamoci illusioni, il percorso di privatizzazione e di rimodulazione produttivistica è ribadito, è fondamentale che nelle scuole, nel Paese continui la mobilitazione per aumentare la pressione sugli interlocutori del Ministero
Un altro elemento emerso dal tavolo riguarda la necessità di fornire indicazioni operative alle istituzioni scolastiche in tempi brevi. La programmazione delle attività didattiche per il prossimo anno non può attendere, e i dirigenti scolastici hanno bisogno di sapere con certezza come organizzare gli organici e i quadri orari.
L’Amministrazione ha assicurato che il documento sarà emanato entro il mese di luglio, un passaggio decisivo per offrire alle scuole un quadro normativo chiaro prima dell’avvio del nuovo anno scolastico. “Un elemento positivo” – ha commentato la Uil Scuola – “perché dà respiro alle scuole e permette di programmare con maggiore serenità”.
Il quadro complessivo resta:
La partita degli istituti tecnici è solo all’inizio. Da una parte, il Ministero ha dimostrato una capacità di ascolto che non era scontata, recependo le richieste dei sindacati e scegliendo la strada del confronto. Dall’altra, le criticità strutturali della riforma – a cominciare dalla ridefinizione dei quadri orari e dalla dotazione di risorse – restano sul tavolo e richiedono soluzioni che vadano oltre le modifiche spot.
Il PNRR impone tempi stretti e obiettivi ambiziosi, ma la qualità dell’offerta formativa non può essere sacrificata sull’altare della burocrazia. Per questo, il lavoro che attende sindacati e Ministero nei prossimi mesi sarà delicato: trovare un equilibrio tra le esigenze di semplificazione e flessibilità richieste dalla riforma e la necessità di garantire agli istituti tecnici la loro specificità e il loro ruolo strategico nel sistema produttivo del Paese.
I numeri della riforma: ecco cosa cambia
- Primo biennio: eliminazione integrale delle ore di curricolo autonomo, restituite alle discipline caratterizzanti
- Triennio: riduzione (ma non eliminazione) della quota di autonomia, ancora giudicata insufficiente
- Sovrannumerari: rischio per il 70-78% degli istituti tecnici, con potenziali ricadute su 1.200 classi
- Risorse: fondi insufficienti per CLIL, CPIA e altre innovazioni ordinamentali
- Tempistiche: decreto legislativo atteso entro luglio, con modifiche parlamentari in autunno
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