“Trova più gusto in un dissenso intelligente che in un consenso passivo, perché, se apprezzi l’intelligenza come dovresti,
Di sir Bertrand Russell
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“Righetto è come la Salis, non può insegnare!” Rossano Sanno su Gaia Righetto (Il Gazzettino del 22 marzo 2025)
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Avere una vita
Dissentire. Manifestare. Lavorare. Vivere.
Coltivare uno spirito critico.
Mantenere uno spirito critico.
Essere divergenti, “in direzione ostinata e contraria”.
Contro la guerra.
Contro il genocidio del popolo palestinese.
Contro l’omofobia.
La transfobia.
La misoginia.
Il razzismo.
Per la giustizia.
Sociale.
Di genere.
La pace.
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Colpirne una per educarne 100.
Poi un “nuovo codice etico”, la deontologia del Signor Sì!
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Noi Cobas della Scuola diciamo No!
Stiamo a fianco della compagna e collega Gaia.
E quando smetteranno gli attacchi a mezzo stampa saremo lì, a difendere il suo operato di docente, corretta, umana, critica e capace.
Intanto: https://chng.it/kmRLWxN68t
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Articolo 21
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
[…]
Articolo 33
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
[…]
Il caso lo ha sollevato il deputato leghista Rossano Sasso attraverso le pagine de La Verità, definendo «una nuova Salis» Gaia Righetto, insegnante in una scuola media del trevigiano, e segnalandola all’Ufficio scolastico regionale per la sua attività nel centro sociale Django. «Abbiamo troppi docenti fanatici e ideologizzati nelle nostre scuole, e anche quelli violenti, nei fatti o nelle parole, stanno diventando numerosi. Cassaro, Salis, Raimo, Righetto, solo per citare i più noti. Sarebbe il caso di lasciare fuori dalla scuola i cattivi maestri e le cattive maestre» ha detto Sasso proponendo l’introduzione di un test attitudinale per poter «fare il mestiere più bello del mondo», ma anche una rivisitazione del codice penale. I fatti contestati a Righetto, come ripetuto candidamente dallo stesso leghista, non comportano un’interdizione dai pubblici uffici: le vengono contestati due procedimenti per diffamazione nei confronti di esponenti trevigiani della Lega, oltre che la sua attività politica nei movimenti transfemministi e per il diritto all’abitare. Un caso analogo a quello di Christian Raimo, sospeso per tre mesi dall’Ufficio scolastico regionale del Lazio con lo stipendio dimezzato per le frasi pronunciate sul ministro dell’Istruzione Valditara. Dopo l’attacco di Sasso, Righetto è in attesa delle decisioni dell’Usr veneto guidato da Marco Bussetti, già ministro dell’Istruzione leghista nel Conte I.
La denuncia dell’onorevole Sasso non è legata a un fatto di cronaca particolare, qual è secondo lei il motivo?
Si sta discutendo del nuovo codice etico per gli insegnanti, su cui una commissione del ministero è al lavoro, da affiancare al codice di comportamento per i dipendenti della pubblica amministrazione, lo stesso con cui è stato sanzionato Raimo. Il governo ha evidentemente l’intenzione di determinare un autoritarismo sempre più forte colpendo il comparto culturale e dell’istruzione: il messaggio non è tanto a me o a chi è già militante, ma a tutti gli altri: «Non alzate la testa perché siamo pronti a bastonarvi».
Negli Stati Uniti anche Trump ha attaccato l’istruzione, come nel caso della Columbia university.
È una linea delle destre di governo in tutto il mondo, c’è un’influenza continua da una parte e dall’altra dell’oceano. È un fatto che deve interrogare chi queste cose le guarda con un certo fastidio e non ha ancora preso posizione. Ma non è rivolto esclusivamente a chi fa militanza ma a tutti. Si dice che gli insegnanti devono essere neutrali, ma il «neutralismo» non esiste, è uno specchietto per le allodole usato per far tacere il dissenso.
Suoi colleghi le hanno espresso pubblicamente solidarietà, lanciando una raccolta firme che ha raccolto migliaia di adesioni in cui si denuncia un «clima intimidatorio» e l’attacco contro di lei viene definito «pretestuoso». È così?
La scuola ha altre questioni. Non è all’ordine del giorno lo stipendio degli insegnanti, la burocratizzazione, le carenze che ci sono nel sostegno psicologico agli studenti e nell’educazione sessuale, oppure nelle infrastrutture. Gli insegnanti sono tra le categorie con la più alta incidenza di burn out perché si dice che è una missione: non è così, è un lavoro che deve essere retribuito adeguatamente e una figura che deve essere riconosciuta.
Lo stesso giorno della nota di Sasso, Valditara pubblicava la circolare per vietare il linguaggio inclusivo nelle comunicazioni ufficiali delle scuole. Le le questioni di genere sono un tema per la scuola italiana?
È pieno di uomini che sul «gender» costruiscono la propria carriera politica. Ma nelle scuole, da parte di docenti e studenti, c’è un’esigenza sempre più forte di affrontare le questioni delle differenze di genere e i diritti. Chi fa campagna contro «l’ideologia woke» dice che questo nasconde i veri problemi della società, ma sono gli stessi che quei problemi non li affrontano mai.
Co.bas. Scuola
Email: perunaretediscuole@cesp-cobas-veneto.eu
I comitati di base della scuola sono un sindacato di base nato negli anni ’80 e che da allora opera nel nostro territorio e nel territorio nazionale, con docenti e A.T.A. volontari – precari e non – disposti a mettersi in gioco.