Inizio 5 Discussione 5 il Ministro Valditara versus l’insegnante Raimo

il Ministro Valditara versus l’insegnante Raimo

da | 22 Mag 2024 | Discussione, Primo piano, Webpress

di AA.VV.

Il ministro Valditara e chi per lui non sono nuovi a usare parole pesanti (anche il manganello con gli studenti) quando si tratta di sanzionare o reprimere il dissenso, le critiche, le manifestazioni dichiaratamente contrarie al loro operato.
E’ una prassi consolidata del Potere quella di buttare discredito su quanto di fastidioso si sente alzarsi nel mondo della scuola. Pensiamo che molti ricordino le valanghe di letame che sono state distribuite a ventaglio, da vent’anni a questa parte, sulle generazioni di insegnanti post sessantotto e settansette che hanno invaso le aule scolastiche con il loro “fancazzismo” ovvero la loro cultura critica che – guarda un po’ – ha formato le attuali generazioni di lavorator* del braccio e della mente. Tutto per distruggere la figura professionale del docente e ridurla a quella di impiegato – ci scusino quelli che si riconoscono in questa categoria – ligio alle linee guida ministeriali e ai quiz dell’INVALSI.

Il procedimento disciplinare al prof. Cristian Raimo è un po’ il riflesso di quella mai dismessa campagna denigratoria e un po’ il monito alle nuove generazioni di insegnant3 che si guardano attorno attonit3 e basit3 per quello che sta accadendo nella scuola e nella società. Per questo vi proponiamo questa intervista/articolo apparsa su “ilManifesto” di oggi. G.Z.

Christian Raimo è appena stato all’Ufficio scolastico regionale per rendere conto del provvedimento disciplinare che lo ha colpito. È accusato di aver violato il nuovo codice etico dei dipendenti pubblici, per le sue esternazioni sui social e in tv. Il professore e scrittore candidato alle europee con Alleanza Verdi Sinistra nella circoscrizione centro aveva detto anche che è giusto «picchiare un nazista», riferendosi alle accuse che vengono rivolte a Ilaria Salis, anche lei nelle liste Avs nel nordovest. «Ho detto loro che mi sembra svilente che un confronto debba passare per un provvedimento disciplinare – racconta Raimo – Da docente educo alla democrazia alla libertà, ridurre a tutto ciò un confronto su etica e disciplina è un’operazione bassa».

Ha citato la Costituzione.
Non è un fatto personale ma collettivo. Gli articoli della Carta che sulla scuola sono il 3 sull’uguaglianza dei cittadini, il 33 sulla libertà di insegnamento, il 34 sul diritto allo studio. E anche il 21 sulla libertà di espressione

Un docente insegna anche fuori dalle mura scolastiche?
Kant distingue tra uso pubblico e uso privato della ragione. Posso essere un soldato che fa la leva ma al tempo stesso dice che la guerra va abolita. È il fondamento del liberalismo. Sono educatore anche al di fuori della professione, quando faccio il giornalista o l’attivista.

E la battuta sui nazisti?
Metto in campo l’ironia, gli strumenti retorici di Socrate. Uso il paradosso e la provocazione in un contesto preciso: quella frase può sembrare aggressiva solo estrapolata dal contesto. Ma sarebbe una manipolazione.

Ripartiamo dal contesto, allora.
Ilaria Salis si trovava a Budapest per appoggiare le comunità rom e romanì che avevano subito 61 attacchi dai neonazisti. Dunque, che ne dobbiamo fare dei nazisti? La violenza è parte della storia. Ho appena scritto in un libro sull’esperienza della nonviolenza di Aldo Capitini ma riconosco anche le ragioni dei partigiani che hanno preso le armi. Non hanno usato la violenza in senso disumano, raccontare tutto ciò fa parte della mia professione.

Eppure dicono che arreca un danno d’immagine al ministero.
Proprio io, che ho creato il podcast Maturadio, il contenuto tutt’ora più visto sul sito del ministero. Lo abbiamo fatto durante la pandemia, per consentire a tutti di fare gli esami. Siamo a mezzo milione di download.

Vogliono colpire il dissenso?
Il liberalismo italiano è spesso inacidito, adulterato. La cultura berlusconiana ha inoculato molti germi che hanno prodotto tossine. Ma almeno riconosceva le regole del gioco democratico, anche se poi magari giocavano sporco. Qui c’è un attacco al portato dell’Illuminismo.

La reazione mira alle fondamenta della democrazia?
C’è un attacco alla separazione dei poteri e alla libertà di espressione. Ieri ero con Roberto Salis, il papà di Ilaria, che descriveva la condizione di detenzione e la sciagurata complicità del governo con Orbán, il quale viola principi che in Europa sono arrivati con la Magna carta, l’habeas corpus, il diritto alla difesa. In questa educazione all’arbitrio il governo applica la lex suplicationis, quella pratica medievale per cui i diritti sono una concessione, arrivano in seguito alla supplica.

Dove tra origine questa cultura?
La vera matrice di questa destra non è il nostalgismo ma il neofascismo degli anni Settanta. Molti militanti vengono dal sindacalismo giallo della Cisnal, dall’erosione dei diritti del lavoro e dal consenso di un ceto medio impoverito. Erano gli anni dello squadrismo, da qui l’attacco a docenti, a professori come Donatella Di Cesare, e ai lavoratori.

Che campagna elettorale sta facendo?
Povera ma bella. Questo è un problema della democrazia. Lo vediamo con gli arresti in Liguria: la politica è affare di ricchi e interessi privati che falsano la competizione elettorale. Non ci sono partiti ma liste fatte da lobbies. Avs comincia a costruire una comunità di riferimenti ideali e di pratiche di educazione alla militanza. Faccio quello che avrei fatto comunque: sono stato alla Gkn, alle proteste universitarie. E poi il carcere, i suicidi, i Cpr, i pestaggi nelle questure. E gli orizzonti: obbligo scolastico in tutta Europa a 19 anni, eliminazione dell’ergastolo in tutta la Ue, salario minimo europeo. I nazionalismi sono fuori dalla storia, lo abbiamo capito con la pandemia, quando si è trattato di affrontare le delocalizzazioni e le crisi aziendali o con la guerra. L’Europa deve essere un embrione di internazionalismo.

La destra che propone?
È talmente priva di idee che Salvini nei manifesti sei metri per tre difende casa e auto. Non esistono neanche le persone. C’è solo la difesa di clan corporativi.

Gli studenti che dicono?
Hanno l’incubo della guerra, il timore che a un certo punto tocchi anche a loro andare al fronte. La guerra all’improvviso è diventata una possibilità concreta.

Redazione Cobas e Cesp Veneto

Pubblicato da: Redazione Cobas e Cesp Veneto

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