«In piazza per poterci immaginare un futuro»
«Troppi studenti vivono ogni giorno in scuole strutturalmente inadeguate e poco sicure: tetti che crollano, finestre rotte o che non si chiudono, impianti non a norma, spazi insufficienti, servizi igienici in condizioni indecenti, in alcuni casi nessuna possibilità di fare ricreazione all’aperto – denuncia Viola Carollo, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Veneto -. Il diritto allo studio è garantito anche dagli spazi che attraversiamo ogni giorno: studiare in spazi insalubri, poco sicuri o troppo caldi d’estate e troppo freddi in inverno non può essere la nostra normalità».
«In Veneto la scuola non è uguale per tutti, dipende da dove vivi, da quanto paga la tua famiglia e da quanto è lontana la tua scuola. Chi studia in montagna e nelle aree interne della nostra regione dipende ogni giorno da corse, orari e abbonamenti: un trasporto pubblico poco frequente e costoso toglie tempo, soldi e la possibilità di partecipare alla vita scolastica ed extrascolastica – conclude Carollo -. Senza servizi per i giovani, i giovani se ne vanno, e in una Regione che già fa i conti con spopolamento e invecchiamento non ci si può permettere di trattare i giovani come una voce di spesa secondaria; scuole sicure, trasporti accessibili e opportunità reali sono le condizioni per decidere di restare, e per poterci immaginare un futuro qui».
a Treviso la manifestazione partita dalla palla di ferro in via Roma poco dopo le 9 di mattina e organizzata dal Coordinamento Studenti Medi Treviso. Proteste e mobilitazioni si sono registrati però anche in altri comuni della provincia. A Vittorio Veneto, per esempio, sono scesi in strada gli studenti del liceo artistico Munari e dell’istituto Beltrame. “Soldi alla scuola, non alla guerra” lo slogan sbandierato in strada mentre a Treviso i promotori dell’iniziativa attacavano le istituzioni: «Non tolleriamo più chi ci chiama “costruttori del domani” mentre ignora sistematicamente le nostre reali esigenze. Oggi studiare è diventato un lusso, non un diritto. Il caro scuola ci schiaccia con il costo assurdo dei libri e dei materiali, mentre viviamo un abbandono quotidiano sulla nostra pelle: aule ed edifici fatiscenti, servizi che non funzionano e professori che mancano o vengono sostituiti di continuo. A tutta questa precarietà si aggiunge una vera e propria epidemia di problemi di salute mentale, ignorata da un sistema scolastico che ci impone l’eccellenza ma ci lascia soli, senza alcun supporto psicologico adeguato al suo interno».
a Vicenza un migliaio di studenti ha attravessato la città incentrando la protesta sui temi del trasporto pubblico e dell’edilizia scolastica.
a Mestre-Venezia il corteo organizzato dal Coordinamento studenti medi, lanciato in concomitanza con iniziative simili in tutto il Paese. La mobilitazione si muove anche sull’onda di quanto accade in Francia, dove gli studenti delle superiori stanno manifestando in massa da settimane. A Mestre i partecipanti si sono radunati dalle 9 in piazzale Donatori di Sangue, poi sono partiti in corteo avanzando con bandiere, striscioni e musica, diretti alla sede dell’ufficio scolastico. Che è stato fatto oggetto di slogan e richieste:la manifestazione ha occupato la carreggiata stradale lungo via Forte Marghera, di conseguenza il traffico si è spostato su strade alternative. Per un paio d’ore alcune linee dell’Actv sono state deviate per viale Ancona o viale San Marco. Più tardi gli studenti si sono spostati alla sede del laboratorio Pandora.
a Padova, sono oltre 3mila gli studenti e le studentesse che hanno attraversato le strade di Padova durante la giornata nazionale di mobilitazione. A colpire è stato soprattutto l’imponente dispositivo di ordine pubblico messo in campo dalla Questura: un elicottero, tre idranti e almeno dieci reparti di polizia schierati. I manifestanti denunciano una «gestione folle dell’ordine pubblico, mai vista prima in città». Una militarizzazione delle strade del tutto sproporzionata rispetto a una manifestazione studentesca, che si inserisce in un clima già segnato dalle perquisizioni e dai provvedimenti nei confronti di alcuni studenti minorenni nei giorni precedenti al corteo.






