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Sally o Wachiwi? L’EDUCATRICE ARTIFICIALE

da | 26 Set 2026 | Collegamenti, Discussione, Materiali, Primo piano

di Gianluca Gabrielli (quandosuonalacampanella.it)

Sempre in tema di IA finalizzata all’uso didattico e formativo, vi proponiamo questo articolo di Gianluca Gabrielli estrapolato dal sito della rivista online del CESP di Bologna……buona lettura.

Sorrisi digitali
Un altro elemento è stato sollevato dai sindacati degli insegnanti: forse – si legge nelle dichiarazioni – i soggetti più deboli della scuola non hanno tanto bisogno di un sostegno di tipo informatico e meccanico, né tanto meno di un’interfaccia siliconica capace di offrire sorrisi digitali, quanto di esseri umani: “I nostri studenti non hanno bisogno di robot. Hanno bisogno di relazioni reali con adulti premurosi. Gli insegnanti si accorgono quando gli studenti sono in difficoltà, festeggiano i loro successi e li aiutano a scoprire chi possono diventare. Nessun robot può farlo, non importa quanto realistica sia la sua pelle o quanto specifico sia il suo accento regionale”, ha dichiarato Melinda Person dell’ NYSUT.  Una posizione opposta viene dall’amministrazione Trump che si è schierata decisamente a favore dell’introduzione dell’AI nelle scuole, e da Melania Trump che ha sollecitato l’introduzione di robot basati sull’IA perfino nelle case dei bambini per “favorire la loro istruzione” e “potenziare le capacità analitiche e di problem solving”.

Sostituzione
Nell’ambito dei sindacati degli insegnanti è emersa un’altra dimensione del problema. “Gli insegnanti non sono stati consultati in merito all’introduzione di questo robot basato sull’IA” ha dichiarato un portavoce, spiegando che con quella cifra l’amministrazione avrebbe potuto assumere invece “due assistenti didattici in carne ed ossa”. Insomma, si pone il problema della sostituzione, anche se il dirigente della scuola e l’amministratore delegato di Realbotix hanno assicurato che Sally non sarebbe mai stata utilizzata al posto di personale umano ma che il programma è stato pensato “come strumento di supporto progettato per aiutare insegnanti e studenti, non per sostituirli”. Eppure è molto difficile pensare che non si tratti di un primo passo in una direzione estremamente preoccupante per la tutela del lavoro dei docenti. È davvero ingenuo ignorare le esperienze maturate negli ultimi 200 anni di innovazioni sul lavoro e gli effetti prodotti sull’occupazione. Certamente le sostituzioni non saranno brutali e di massa, ma progressive e regolate sulla capacità dei soggetti espulsi di digerirne l’effetto, introducendo tutele temporali, incentivi, sussidi, contando sull’area di precariato che semplicemente rallenterà il proprio percorso di ingresso nel sistema scuola. Ciò che viene in mente come esperienza recente è la rapida riduzione e in alcuni casi eliminazione dei cassieri dei grandi magazzini, impiegati nella fase intermedia di questa trasformazione ad insegnare ai clienti a servirsi delle casse automatiche, cioè delle casse che stavano progressivamente sostituendo loro stessi. Sentite come si esprime il delegato di Realbotix: “Gli insegnanti in carne ed ossa rimarranno nelle aule di robotica della Salamanca City Central High School; a loro spetterà la maggior parte dell’attività didattica e il compito di monitorare le risposte fornite dal robot agli studenti”. Trovare le differenze.

Nuove formatrici
Un altra dimensione solo sfiorata nei commenti riguarda l’altra finalità con cui è stata pensata Sally: “strumento di AI personalizzata per i nostri educatori”, ha dichiarato il Soprintendente Mark Beehler. Nella nuova piramide della conoscenza in alto si trova l’AI, depositaria del sapere universale; ad essa attingono in misura diversa i docenti e gli studenti. In prospettiva è presumibile che l’onere della formazione e dell’aggiornamento dei docenti saranno delegati allo strumento AI, più o meno incarnata (embodied AI), con la convinzione di produrre un risultato migliore (un sapere liberato dalle dimensioni relazionali) e più economico (liberato dalle incombenze legate ai corpi viventi).

Sally o Wachiwi?
Infine c’è un dato che circola sottotraccia nei commenti, ma che è stato giustamente esplicitato da un commentatore umoristico del Guardian: Perché non un cinquantenne calvo? Perché Sally, giovane castana dalla pelle chiara, e non Wachiwi, un’anziana nativa della nazione Indiana? Certo, questo sarà il prossimo passaggio, dare una spolverata di politically correct all’interfaccia per renderlo più “digeribile”. 
…

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