Inizio 5 Materiali 5 NO AL DRUG TEST PER STUDENTI

NO AL DRUG TEST PER STUDENTI

da | 17 Feb 2020 | Materiali

E’ stato elaborato un protocollo tra USP, Amministrazione comunale e SERT dell’ULSS9 di Verona che prevede: test antidroga (urine) sul 30% degli studenti di ogni scuola superiore; trasformazione dei CIC in funzione di scovare i possibili soggetti a rischio tossicodipendenza; estensione dei controlli nelle scuole con i cani antidroga.

NO AL DRUG TEST PER STUDENTI

di Coordinamento Scuola Verona

A fine gennaio i quotidiani veronesi annunciavano l’imminente applicazione di un protocollo presentato ufficialmente davanti alla commissione sicurezza del Comune di Verona. Il protocollo è frutto di un tavolo di lavoro che coinvolgono Comune, Ufficio Scolastico Territoriale e ULSS 9 Scaligera e prevede tre ambiti di intervento: test antidroga a scuola come strumento per combattere le tossicodipendenze (test sulle urine a studenti minorenni che, volontariamente e con il consenso dei genitori, si prestano all’esame per l’individuazione delle sostanze); ampliamento sistematico di ispezioni all’interno delle scuole da parte della polizia locale e cani antidroga (controlli già attivi da un anno con “Scuole Sicure”, effettuati in diversi istituti e sugli autobus); un radicale cambiamento dell’attuale funzione e modalità di lavoro dei Centri di Informazione e Consulenza, attraverso il “MODELLO PREVENTIVO PROATTIVO” (definito di concerto tra UAT, Coordinamento dei Dirigenti Scolastici, Punto di Ascolto e Dipartimento delle Dipendenze AULSS9 Scaligera, il 20.11.2019). Già nel 2018 Elena Donazzan, (assessore all’istruzione e formazione della Regione Veneto) aveva proposto l’avvio di test antidroga per tutti gli studenti della regione .

Sebbene sia la Donazzan che Serpelloni parlino di prevenzione attraverso l’informazione e di un “cambio di rotta soprattutto sul fronte educativo”, il protocollo rientra pienamente nell’azione repressiva già avviata che individua gli studenti come sospetti e colpevoli e indica la scuola come un luogo dove identificarli e stigmatizzarli.

Come docenti delle scuole di diverso ordine e grado esprimiamo la nostra contrarietà all’avvio di protocolli di questo tipo e riteniamo in particolare che:

● la scuola deve essere e rimanere un luogo di crescita, accoglienza, ascolto e dialogo verso tutti gli studenti senza alcuna distinzione e non un luogo dove mettere in atto azioni repressive e di controllo;

● pensare che si possa prevenire l’uso di sostanze attraverso la paura sia sbagliato oltre che controproducente: il tema rischia di diventare un tabù e di accrescere unicamente il senso di colpa, con conseguente aumento del disagio da parte dello studente;

● il problema delle dipendenze, così come altri temi che coinvolgono i giovani, come le relazioni di amicizia e di amore, i rapporti tra pari o con gli adulti, dovrebbero essere affrontati in un’ottica di informazione per un accrescimento della consapevolezza e della costruzione di sé; in tal senso gli insegnanti e la scuola si sono negli anni presi carico di molte problematiche sociali e delle necessità dei giovani offrendo interventi di tipo educativo e formativo;

● i controlli attraverso la polizia locale o i test antidroga del servizio sanitario, non fanno altro che allontanare i ragazzi dal mondo dell’istruzione e dalla figura dell’insegnante e vanno quindi in senso contrario alle azioni messe in atto per combattere la dispersione scolastica;

● la scuola deve essere autonoma nelle scelte educative e formative;

Per questi motivi

● rifiutiamo il coinvolgimento dei docenti (previsto nel “modello preventivo proattivo”) nei controlli perché, tra l’altro, ciò causerebbe la perdita di quel rapporto di fiducia e rispetto che si instaura tra insegnanti e studenti, base per costruire dialogo e ascolto e perchè non ci vogliamo prestare alla strumentalizzazione politica dei problemi sociali;

● rifiutiamo che i Centri di Informazione e Consulenza diventino strumenti sotto il controllo del Dipartimento delle Dipendenze, con evidente ingerenza da parte dell’ULSS nelle scelte educative e di informazione delle scuole; nel modello proposto si prevede di utilizzare i C.I.C. per indirizzare e coordinare le attività degli psicologi a livello provinciale, indirizzando gli interventi esclusivamente sul tema delle tossicodipendenze;

● rifiutiamo l’idea di schedare i nostri studenti in base ai loro comportamenti e alle loro tensioni; nel modello si legge infatti: “un nuovo modello di intervento preventivo “proattivo” nelle scuole che aumenti la capacità degli operatori (in collaborazione con gli insegnanti) di identificare e contattare precocemente le persone vulnerabili all’uso di sostanze stupefacenti e all’abuso alcolico o che già ne facciano uso (soprattutto se minorenni) […] identificare ed entrare in contatto con studenti, con particolare attenzione ai minorenni, che possano essere in qualche modo coinvolti nell’uso di sostanze e che non abbiano ancora esplicitato questo problema, risultando così difficilmente motivati al cambiamento e a recarsi spontaneamente ai C.I.C”;

● Per le scuole di grado inferiore, non potendo intervenire contro l’uso di sostanze vista la giovane età dell’utenza, ciò che viene analizzato e messo ancor più sotto controllo è il comportamento, con il probabile coinvolgimento futuro della neuropsichiatria infantile (istituzione che già si occupa delle problematiche comportamentali degli alunni). Si legge infatti: “Per le scuole primarie e secondarie di I grado è necessaria la possibile predisposizione di progetti sperimentali e specifici per l’intercettazione delle condizioni di vulnerabilità comportamentale”.

Riteniamo che decisioni così importanti che coinvolgono il mondo scolastico debbano necessariamente passare dagli organi collegiali delle scuole; invitiamo tutti i docenti, ma anche genitori e personale ata a vigilare perché ciò sia rispettato e a bocciare l’approvazione di questo tipo di proposte.
Il delicato e fragile mondo degli adolescenti, con tutte le sue problematiche e esigenze, non può essere affrontato con strumenti invasivi che ne ledono la dignità e intimità; ciò rischia di ottenere l’effetto esattamente contrario a quello sperato e di acutizzare l’eventuale disagio anche in famiglia.

10 febbraio 2020

Coordinamento Scuola Verona

Pubblicato da: Cesp Veneto

Centro studi per la Scuola Pubblica

Via Monsignor Fortin 44 – Padova

Il CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova, è nato nel luglio del 2004. In questi anni, oltre a promuovere dibattiti, presentazioni di libri, rassegne cinematografiche e spettacoli teatrali inerenti al mondo dell’istruzione, ha sviluppato decine di convegni sul territorio.

SIAMO BASITI.  di redazione

SIAMO BASITI.
di redazione

SIAMO BASITI. Che dire dopo le perle di 'saggezza' che costellano questi articoli  dei 2 più diffusi quotidiani regionali: niente. Noi ci asteniamo da commentarli, perchè riteniamo che si commentino da se, per noi lasciamo parlare i fatti...

Categorie

Archivi

Shares
Share This