Inizio 5 Cesp 5 2 giugno festa della Repubblica o retorica nazionalista e di guerra

2 giugno festa della Repubblica o retorica nazionalista e di guerra

da | 2 Giu 2026 | Cesp, Discussione, Osservatorio contro la guerra, Webpress

Un era mediologica fa veniva urlato lo slogan “ne dio, ne patria, ne famiglia”, ora tutto questo ci viene ribaltato adosso violentemente, con alle spalle un retroscena di guerre combattute (oltre una 50tina), con dietro la scia di un genocidio perpetrato da coloro i quali un genocidio hanno subito, con di fronte un panorama di guerre tecnologiche dove i civili sono l’obiettivo su cui far leva per incutere terrore.
Tutto ciò non ci appartiene, indipendentemente della bandiera che viene sventolata, la nostra partria rimane il modo, il nostro impegno la solidarietà internazionale tra le genti.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione del’80esimo anniversario della Repubblica, ha reso omaggio al monumento del Milite Ignoto all’Altare della Patria a Roma. Il Capo dello Stato, accompagnato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ha passato in rassegna il reparto d’onore schierato a Piazza Venezia, e deposto una corona d’alloro davanti al sacello del Milite Ignoto. Presenti alla cerimonia i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso.

Il passo lento degli Alpini
Tra i militari dell’Esercito impegnati nella Rivista Militare del 2 giugno ai Fori imperiali a Roma c’è anche il Reggimento Alpini, con rappresentanti della Brigata Julia di stanza a Vipiteno. Caratteristica peculiare di questi reparti è il loro incedere lento, con 33 passi al minuto. 

Scafandri e veicoli subacquei: sfilano i mezzi militari
Due scafandri, uno antichissimo del 1948 e uno modernissimo da assalto anfibio, e un veicolo subacqueo autonomo che può scendere fino a 3.000 metri di profondità sono tra i mezzi sfilati ai Fori imperiali a Roma per la festa del 2 giugno, a completare la Rivista della Marina Militare.

Il Tricolore sul Colosseo
É stato srotolato sul Colosseo il Tricolore che, dall’alto del monumento, lo avvolge fino alla base. Si tratta di una bandiera di 50 per 40 metri, superficie di duemila metri quadrati, apposta dai vigili del fuoco che hanno impiegato 14 chilometri di corde (senza chiodi per salvaguardare il monumento simbolo di Roma). Venti anni fa la prima storica calata.

Eliminare il dissenso
Da troppo tempo non si hanno più notizie delle 6 persone prelevate dalle Forze dell’Ordine in piazza Venezia.Il gruppo aveva con sé uno striscione con lo slogan “Ripudiare la Guerra, difendere la Terra”, da esporre in un luogo fortemente simbolico, in cui si celebra ipocriticamente l’80esimo anniversario del referendum del 2 giugno 1946.Quanto sta accadendo è un diretto risultato del clima di repressione e delle politiche securitarie di questo governo, come il decreto sicurezza.
Una Repubblica democratica non può tollerare che qualcuno possa  sparire nelle mani dello Stato, neppure per qualche ora.

Viva la nazione e i valori occidentali
Mentre Il ministro dell’Istruzione e del merito Valditara nella pubblicazioni di qualche giorno fa si impegna in una difesa della narrazione che per secoli la classe dominante europea ha costruito di sé stessa, all’insegna della glorificazione della civiltà occidentale e del colonialismo.

Il Manifesto apre con la denuncia della cancel culture, della «damnatio memoriae» e dell’«odio di sé dell’Occidente» – con immancabile citazione di Joseph Ratzinger a Ratisbona – liquidando gli studi postcoloniali come «sistematica denigrazione».

La sovrapposizione argomentativa sembra una clonazione.

Analoga è la critica al multiculturalismo come minaccia alla coesione civile. Scruton argomenta che esso abbia prodotto una forma di apartheid culturale, impedendo l’integrazione delle comunità musulmane nei valori della cittadinanza occidentale.

Il Manifesto usa quasi le stesse parole criticando la «par condicio» tra culture nei curricula scolastici e il «relativismo culturale» come deriva patologica.

L’Islam è in entrambi il principale contraltare non–occidentale: Scruton lo presenta come il sistema che non ha sviluppato la distinzione tra pubblico e privato né la nozione di corporazione giuridica; il Manifesto parla esplicitamente di «islamismo radicale» come del vero nemico esterno da contrastare.

Le uniche divergenze significative riguardano la globalizzazione. Scruton le dedica un intero capitolo, sottolineando come eroda le sovranità nazionali e deleghi potere a istituzioni transnazionali non democratiche.
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Pubblicato da: Cesp Veneto

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