Inizio 5 Cesp 5 Breve diario di un prof. precario (8 anni).

Breve diario di un prof. precario (8 anni).

da | 10 Feb 2026 | Cesp, Discussione, Materiali, Primo piano

di Sandro Ciarilariello (quandosuonalacampanella.it)

Proponiamo queste riflessioni di professore di matematica e fisica entrato nel mondo della scuola (un liceo scientifico paritario) nel 2016: si dipanano nel corso di questi 8 anni per arrivare agli scrutini di questi giorni …

Gennaio 2026. E così non ho messo voti durante questo quadrimestre. Abbiamo fatto le nostre esercitazioni in tutte le classi, ho scritto sul Registro Elettronico le valutazioni descrittive senza alcun voto numerico (si può fare, sì!). Per dare un voto in pagella abbiamo fatto così con le classi: ho dato loro all’inizio dell’anno una griglia di voti numerici dove, accanto a ogni voto numerico, c’è una descrizione degli obiettivi da raggiungere entro la fine del quadrimestre.

Niente medie aritmetiche, niente numeri verdi e rossi durante l’anno.

Visto che è la prima volta che sperimento il lavoro senza voti in itinere, ho cercato di chiudere le esercitazioni e le valutazioni prima di Natale; così ho comunicato, a ogni studente, la mia proposta del voto per la pagella. Così hanno avuto il tempo di pensare come recuperare o se migliorare (in base agli obiettivi da raggiungere già comunicati) entro la fine del quadrimestre (fine gennaio 2026) oppure stare bene così.

Ho comunicato queste proposte di voto in modo individuale solo a ciascuno di loro, senza dirlo alle famiglie. Le proposte di voto si basano sulle valutazioni presenti sul registro elettronico, quindi le famiglie sono state correttamente informate sugli obiettivi raggiunti e non. Volevo solo creare uno spazio tutto nostro, mio e delle classi, per la discussione del voto in pagella, da gestire ogni persona con i propri tempi e compatibilmente con il lavoro da fare nelle altre materie.

È anche successo che a qualche persona ho dovuto proporre delle insufficienze. Ma queste persone hanno avuto il tempo per recuperare gli obiettivi non raggiunti: abbiamo lavorato insieme più volte in classe con esercizi e spiegazioni indivualizzate mentre il resto della classe svolgeva altre attività assegnate. Una sorta di recupero in itinere, contraendo lo spazio-tempo del quadrimestre.

Ho fatto bene a fare in questo modo? Non lo so. Il tempo e i prossimi mesi forse me lo diranno. Magari mi verrà in mente qualche altra idea per provare a puntellare e migliorare ciò che faccio.

È stato un quadrimestre intenso. Ora mi appresto a mettere le mie proposte di voto per gli scrutini.

Questo è l’ottavo anno di insegnamento da precario e sto facendo qualcosa che forse mai avrei pensato fosse possibile poter fare: lavorare durante l’anno senza verifiche, senza voti numerici e quindi mettere i voti in pagella senza guardare alle medie artimetiche, ma soprattutto senza che studenti e famiglie guardino le medie aritmetiche.

Da adolescente non pensavo minimamente di fare l’insegnante. E sicuramente, anche se avessi pensato di fare questo lavoro, non mi sarei mai immaginato che un giorno avrei provato a farlo così.

Oggi.Questo diario condensato della mia esperienza si ferma qui, ma naturalmente non è ancora terminato. In questi dieci anni ho cambiato tanto e mai a cuor leggero, sempre pieno di incertezze, come ho cercato di raccontare. Non è stato un percorso lineare finora e non lo sarà, immagino, anche nei suoi sviluppi futuri.

Sono ancora tanti i dubbi e tante le domande con cui mi confronto ogni giorno: come proseguirà questo anno scolastico? Come sarà se e quando cambierò scuola nel mio errare da precario? Come sarà per le mie classi il triennio dove torneranno i voti e le verifiche? Quanto senso ha provare a sperimentare in un quadro in cui il sistema già esistente è rodato da decenni?

Per me adesso l’obiettivo è tenere botta, nel tentativo di proseguire su questa strada anche per migliorare la consapevolezza nell’aula mia e dellə studenti riguardo il percorso che stiamo facendo, con tutti i pro e i contro. E sarebbe utile anche riuscire a lavorare con altrə colleghə e pensare insieme a trovare nuovi sentieri in questa strada ancora poco battuta.

Da solə qualcosa si fa, certo, ma probabilmente non basta.

Le esperienze senza voto ci sono state in passato (si pensi a “quel che può fa, quel che non può non fa” di Alberto Manzi) e anche nella storia recente (in alcune scuole si fanno e si sono fatte sperimentazioni con l’intero consiglio di classe). Sono esperienze ancora di nicchia, soprattutto alla secondaria di secondo grado, dove l’imposizione del Registro Elettronico ha trasformato sempre più il voto in uno strumento di controllo anche grazie alla continua visione gamificata dei colori rosso/verde sugli smartphone.

Il voto numerico, anche nel caso di uso più dolce e permissivo, sarà sempre una relazione d’ordine, strumento di competitività. E la media aritmetica, nel suo semplice atto di esistere, sarà sempre uno strumento di appiattimento della valutazione, ovviamente nel caso in cui venga usata dallə docente, ma anche quando non viene usata perché fissa il campo d’azione della valutazione. Non è stato facile, per me, arrivare a non mettere più voti. Se fosse stato facile lo avrei fatto subito. Ma non è stato facile non perché ci fossero delle difficoltà tecniche o burocratiche, piuttosto perché pensavo alla scuola da docente come alla scuola che avevo fatto da studente. Ma, del resto, come potevo pensarla altrimenti? Anche se non era la scuola del passato, comunque tra il 2000 e il 2005 da studente ho vissuto una scuola, tutto sommato, di carattere autoritario, con i suoi riti, verifiche, interrogazioni, quattro sul registro. 

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Pubblicato da: Cesp Padova

Centro studi per la Scuola Pubblica

Via Monsignor Fortin 44 – Padova

Il CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova, è nato nel luglio del 2004. In questi anni, oltre a promuovere dibattiti, presentazioni di libri, rassegne cinematografiche e spettacoli teatrali inerenti al mondo dell’istruzione, ha sviluppato decine di convegni sul territorio.

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