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le Indicazioni nazionali per il curricolo 2025

da | 30 Gen 2026 | Cobas Scuola, Materiali, Proposte

di Bruna Sferra

In Gazzetta Ufficiale le Indicazioni nazionali per il curricolo 2025.
I COBAS invitano le scuole ad agire

 Il 27 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto n. 221 del 9 dicembre 2025 – Regolamento recante indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione. Le Indicazioni allegate sostituiscono quelle del 2012 e saranno adottate dall’anno   scolastico 2026/2027, a partire dalle classi prime di primaria e secondaria di primo grado, procedendo gradualmente alla rielaborazione del curricolo d’istituto (art. 1, cc. 1-2). Quindi, le Indicazioni 2012 continueranno ad applicarsi alle classi intermedie di primaria e secondaria di primo grado già funzionanti nell’a.s. 2025/2026, fino al termine del loro percorso (art.5 , c. 1). Cesseranno di avere efficacia dall’a.s. 2026/2027 per la scuola dell’infanzia, dall’a.s. 2028/2029 per la secondaria di primo grado e dall’ a.s. 2030/2031 per la primaria (art.5, c. 3). Finché le nuove Indicazioni nazionali non saranno pienamente applicate, i Collegi dei Docenti dovranno riorganizzare il curricolo di primaria e secondaria di primo grado, adattando le discipline che presentano competenze attese, obiettivi di apprendimento e conoscenze distribuiti in una scansione temporale diversa rispetto alle Indicazioni del 2012 (art.5, c. 2). Viene confermato l’anticipo all’a.s. 2027/2028 per le classi terze della scuola primaria, limitatamente alla disciplina Storia (art. 5, c. 1), nonostante il CSPI avesse rilevato che le motivazioni dell’anticipazione non erano chiare e che ciò avrebbe prodotto, per tre anni, un curricolo misto (Storia 2025 – altre discipline 2012). Si tratta di una deroga emblematica: la forte connotazione identitaria ed eurocentrica della Storia mira alla costruzione di un’identità italiana.

Ora che l’iter delle Indicazioni di Valditara si è concluso, l’azione passa alle scuole. I Collegi dei Docenti dovranno creare un contesto pedagogico e culturale capace di superare l’idea di obbligatorietà delle Indicazioni. Premesse culturali, finalità delle discipline e Conoscenze non sono prescrittive. Il Ministro definisce gli obiettivi generali e specifici delle competenze, ma la scuola può integrare la quota nazionale – la parte stabilita dallo Stato – con quella loro riservata – la parte che ogni scuola può personalizzare (DPR 275/1999). Il curricolo di Istituto può essere così contestualizzato, declinato e arricchito secondo le scelte educative e il contesto locale. Come fare? Un esempio riguarda la Storia. Se da un lato le nuove Indicazioni giudicano lo studio delle fonti come irrealistico per i bambini, per i quali va invece privilegiata la dimensione narrativa, dall’altro, al termine della primaria indicano l’obiettivo di saper analizzare documenti storici e riconoscere le tracce del passato raggiungibile solo tramite un percorso di alfabetizzazione storica basato sulle tracce del passato. Nel fare riferimento alle Indicazioni 2012, l’obiettivo “Esporre i fatti storici. Collocare sulle relative carte geo-storiche gli avvenimenti salienti dei vari periodi, con le loro date” (2025) si può arricchire in “Esporre i fatti storici. Collocare sulle relative carte geostoriche le civiltà studiate e utilizzare le cronologie per rappresentare le conoscenze storiche”. Analogamente, “Riconoscere le tracce del passato. Riconoscere e distinguere i segni del passato nel proprio contesto urbano e paesistico” (2025) in “Riconoscere le tracce del passato. Riconoscere e distinguere i segni del passato in diversi contesti territoriali, utilizzandoli come fonti per produrre informazioni e rappresentarle in un quadro storico-sociale”.

Altro aspetto da considerare è quello dell’editoria scolastica che dovrà adeguare i contenuti dei libri di testo alle nuove Indicazioni, secondo la scansione temporale indicata dal decreto (art. 3, c. 1). È facile supporre che, sebbene non vincolanti, i testi presenteranno gli argomenti indicati nel paragrafo “Conoscenze” di ciascuna disciplina. Nei libri di prima e seconda primaria, troveremo raccontini tratti da Bibbia, Iliade, Odissea e di patrioti italiani come i martiri di Belfiore o dei bambini eroici come la piccola vedetta lombarda, insieme a pagine sull’inno nazionale, poesie e canti del Risorgimento. Di fronte a ciò, l’unica risposta possibile è il rifiuto, attraverso l’adozione alternativa al libro di testo basata su materiale didattico (testi di narrativa, divulgazione, in CAA, risorse multimediali…) rispettando i prezzi ministeriali dei libri di testo nella primaria e i tetti di spesa nella secondaria. Lo prevede l’art. 17 del DPR 275/99 che, abrogando le complesse procedure di sperimentazione previste dall’art. 7 del D.Lgs. 297/94, consente di optare per l’adozione alternativa attraverso una procedura molto più snella: la redazione di una breve relazione contenente le motivazioni della scelta, le metodologie e gli strumenti didattici, in coerenza con il PTOF, e l’approvazione del Collegio dei Docenti. È anche possibile continuare a usare i ‘vecchi’ testi, come avvenuto con le Indicazioni della Moratti, quando molti insegnanti hanno potuto utilizzare testi precedenti alla riforma, forniti da alcune case editrici. Va concordato con il rappresentante della casa editrice, a cui si può richiedere una garanzia scritta di disponibilità materiale ed economica.

 Bruna Sferra  – COBAS Scuola di Roma e provincia
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Pubblicato da: Cesp Veneto

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