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CAMPO HOBBIT

da | 15 Nov 2023 | Discussione, Materiali, Senza categoria, Webpress

di AA

CAMPO HOBBIT
Nel seguente articolo Guido Caldiron ci segnala come la destra al governo sia impegnata a marcare la società e i suoi gangli più significativo con i suoi umori più viscerali. Lo ha fatto nella scuola con tutta la retorica guerresca per il 4 novembre, per il giorno del ricordo, per l’alternanza scuola lavoro (per averne un’ampia documentazione si entri nel sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università). Lo ha fatto occupando le poltrone della RAI ovvero dell’informazione e della cultura di massa, lo ha fatto con le nomine nei musei, negli Enti lirici, alla Biennale di Venezia e così via.
Ora la stessa Meloni si intesta l’innaugurazione della mostra su TOLKIEN alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, recuperando così la matrice originaria dei Campi estivi parafascisti “HOBBIT” frequentati da lei e da una buona fetta della compagine governativa e parlamentare del suo partito.
Povero Tolkien, tirato per la giacchetta da una masnada di ignoranti. G.Z.

Destra, un’egemonia in nome degli hobbit

SI TRATTA INFATTI con tutta evidenza dell’iniziativa più importante e significativa che il governo delle destre ha intrapreso fino ad ora sul terreno della cultura. Presentando l’evento, che celebra l’autore de Il Signore degli Anelli a cinquant’anni dalla sua morte, il ministro Sangiuliano ha sottolineato che la scelta dell’esposizione «non è stata casuale ma deliberata e voluta», prima di presentare il creatore degli Hobbit come «un autentico e sincero conservatore» che ha difeso i valori tradizionali «dimenticati» in Occidente. Perciò, in qualche modo un antesignano di ciò che la destra italiana pretende di incarnare oggi, sia sul piano politico che culturale.

Proprio Meloni ha del resto rimarcato più volte quella sorta di debito giovanile che il mondo postfascista sembra avere nei confronti di Tolkien, moltiplicando nei suoi interventi pubblici citazioni e frasi ad effetto e arrivando a rievocare – nelle pagine di Io sono Giorgia. le mie radici, le mie idee (Rizzoli, 2021) – come nei locali della sezione missina di Colle Oppio a Roma, dove è cresciuta politicamente, ci si riunisse per il «richiamo del corno», dal corno di Boromir che nella saga tolkieniana chiamava a raccolta la Compagnia, per discutere settimanalmente, mentre i giovani militanti arrivavano ad animare dei tableaux vivant impersonando hobbit e elfi nel parco antistante la sede.

Nel frattempo, da quando Tolkien è diventato uno degli autori più citati a Palazzo Chigi, l’attenzione, rivolta anche dai media internazionali al fenomeno, ha però messo in evidenza tutti i limiti di questa «appropriazione» da parte della destra. Perché se la matrice sacra, ispirata alla fede cattolica dello scrittore, è evidente nella sua opera, sembra che sul finire dei suoi giorni Tolkien abbia visto con dispiacere i propri personaggi «arruolati» dalla nuova destra, dopo aver stigmatizzato, nel 1938 – in un paio di lettere raccolte dal suo biografo Humphrey Carpenter (J. R. R. Tolkien. La biografia, Lindau, 2016) – la pubblicazione di Lo Hobbit, da parte di un editore tedesco che nel 1938 gli chiedeva conto della sua ascendenza ariana.

Qui tutto l’articolo di Guido Caldiron.

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